Stanley contro Snai: il vero pericolo è far saltare il banco

Il bookmaker inglese Stanleybet ha deciso di avviare una azione di risarcimento contro Snai in sede penale e civile dopo l’assoluzione di uno dei suoi centri da parte del Tribunale di Trieste «perché il fatto non sussiste». L’ultima di una lunga serie. Particolarmente duro il commento del suo Ceo, John Whittaker nei confronti dell’azienda toscana che si era opposta quale parte offesa. Eccone qualche brano: «La nostra pazienza è finita. Non possiamo ulteriormente consentire che Snai continui a molestarci...con denunce, costituzioni di parte civile e/o opposizioni alle archiviazioni che finiscono nel nulla perché i centri Stanleybet sono poi sempre assolti o i procedimenti archiviati... Opereremo con fermezza contro Snai e chiunque illegalmente danneggi l’attività dei nostri ctd». Secondo il comunicato stampa del bookmaker inglese «l’entità del danno subito da Stanley e dai suoi ctd, solo a causa di denunce Snai, è al momento stimato essere superiore ai 50 milioni di euro».
«Se mai ci arriverà una citazione, ne vaglieremo la fondatezza o meno, per ora ho appreso la notizia dalle fonti di stampa e quindi non mi sembra ci sia nessun elemento concreto di cui discutere», questo il commento a caldo di Maurizio Ughi, presidente di Snai. In tempi non sospetti aveva detto: «La nostra società ha sempre avuto il massimo rispetto nei confronti di tutta la materia legislativa che regola in Italia il mercato dei giochi e delle scommesse. Ne sono fedele testimonianza gli ingenti investimenti che hanno portato all’acquisizione di concessioni e diritti secondo i bandi di gara. Di qui la nostra ferma opposizione a situazioni che non rispondono alle norme emanate dal ministero dell’economia e applicate da Aams».
A una visione superficiale dei fatti, si potrebbe ricavare l’impressione di una guerra punica fra Stanleybet e Snai. In realtà c’è qualcosa di più importante in ballo. Vale a dire la possibilità di raccogliere scommesse, o comunque di operare nel mercato dei giochi sul territorio italiano, senza concessione. La questione non è di lana caprina perché coinvolge uno degli aspetti più importanti del mercato in Italia: il sistema concessorio che ha comportato investimenti massicci da parte degli operatori e permesso allo Stato di incassare fior di quattrini. È questo il nocciolo del problema che, oltre i ctd di Stanleybet, riguarda tutta quella filiera di provider che operano senza aver ottenuto la concessione da Aams. Il gap è enorme in termini giuridici, economici e pragmatici. Vista la complessità della materia prende sempre più corpo la proposta di Raffaele Palmieri, presidente Sicon, di affidare al solo Tar di Roma il compito di intervenire su questa materia per i risvolti di competenza. Così come è accaduto anni fa con il calcio.