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La stanza di Feltri

Il paracadute di Vannacci è nelle mani degli elettori

È il solito capolavoro della politica italiana: si tenta di distruggere un uomo dandogli continuamente pubblicità

Nella foto Roberto Vannacci Cernobbio - Italia - Cronaca Sabato, 05 Settembre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Second day of the 52nd Ambrosetti Cernobbio Forum Cernobbio - Italy - News Saturday, 05 September, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

Caro direttore Feltri, il generale Roberto Vannacci il suo destino un po’ se lo costruisce e un po’ glielo costruiscono. Di lui, ormai, il tamburo mediatico è costante. Ho sentito e letto di tutto, fascista, xenofobo, omofobo, razzista, provocatore, istigatore di rivoluzioni oniriche. Avanti così, ogni giorno, lui, l’ex paracadutista non può che essere contento. Sa che l’obiettivo lo raggiungerà. Si paracaduterà in Parlamento da protagonista in uno scranno, a prescindere, se andrà di qua o di là, se andrà in un cantuccio, allungando una strana opposizione, oppure a stampella di un prossimo esecutivo. Lui lo scopo ce l’ha dritto davanti a sé e poco deve fare perché in questo Paese si è creato intorno a lui tutto un contesto che tatticamente gli dà ampio consenso d’interesse politico tale da renderlo protagonista, come si è verificato coi suoi libri.

Adalberto de Bartolomeis - Monselice (Padova)

Caro Adalberto, ha ragione su una cosa: Roberto

Vannacci, che piaccia o disgusti, è riuscito nell’impresa più difficile della politica contemporanea, quella di farsi notare. E non è poco, considerato il numero di politici che parlano per ore senza riuscire a dire qualcosa che il giorno dopo qualcuno ricordi. Vannacci, invece, viene ricordato. Eccome. Ogni sua frase diventa un caso, ogni suo libro un bersaglio, ogni sua apparizione una rissa verbale. Gli avversari lo accusano di essere fascista, razzista, omofobo, xenofobo, reazionario e forse, se continuano di questo passo, anche responsabile delle cavallette d’Egitto. Poi si domandano perché il personaggio cresca. È il solito capolavoro della politica italiana: si tenta di distruggere un uomo dandogli continuamente pubblicità. Gli si regala il palcoscenico e poi ci si lamenta perché sale sul palco. Roba da applausi, se non fosse che a pagare il biglietto è il pubblico. Sia chiaro: essere contestati non significa avere ragione. Altrimenti basterebbe ricevere qualche insulto per ottenere una laurea in scienze politiche. Il generale dovrà dimostrare qualcosa in più. Provocare non basta per governare o fare opposizione. Ci vogliono idee, preparazione e, soprattutto, la capacità non sempre esaltante di occuparsi dei problemi veri. Però una qualità va riconosciuta a Vannacci: ha capito il meccanismo. Ha trovato un pubblico e il pubblico ha trovato lui. Spesso, in politica, chi urla viene ascoltato più di chi ragiona. Quanto al suo futuro parlamentare, vedremo. Il paracadute può funzionare oppure no. Ma stavolta non sarà il generale a decidere dove atterrare: saranno gli elettori a stabilire se dovrà entrare in Parlamento o schiantarsi al suolo.

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