Caro direttore Feltri, tanto per cambiare Richard Gere attacca l’Italia sull’immigrazione. «La sicurezza non può andare a discapito della dignità umana...» e «il modello Albania è un precedente spaventoso, per l’Europa...». Lui adesso vive in Spagna, con la mogliettina, in una bella residenza del valore di decine di milioni di euro. Ah, ma forse, a proposito di dignità umana, non si sta accorgendo di quello che è successo e continua a succedere a Ceuta. Eh no, non lo vede, Richard Gere. Lui deve tenersi buono il suo amico Sanchez, vivendo nella sua bella villa dove gli immigrati entrano solo per fare i camerieri. E gli abitanti di Ceuta? Si fottano!
Giordano Citterio
Caro Giordano, Richard Gere ha scoperto l’immigrazione e, come tutti quelli che scoprono qualcosa a Hollywood, ritiene di doverci spiegare come funziona il mondo. L’attore è generoso, umanitario, sensibile. Soprattutto quando la sofferenza altrui non gli rovina la vista dalla finestra. Fare il benefattore con il portafoglio degli altri è uno sport internazionale, praticato con particolare entusiasmo da chi abita in ville da Grande Gatsby. Gere predica l’accoglienza. Benissimo. Ma sarebbe interessante sapere quanti profughi ospita. Perché l’umanitarismo da salotto è una disciplina comodissima: non sporca, non costa troppo e garantisce una discreta pubblicità. Il problema è che la realtà non è un film. Non basta pronunciare la parola dignità per risolvere ogni guaio. Ci sono persone che scappano dalla miseria, certo. Altre fuggono dalle guerre. E chi potrebbe biasimarle? Ma esistono anche cittadini che vorrebbero vivere tranquilli, senza essere trattati da comparse nella commedia morale dei privilegiati. La sicurezza non è un capriccio fascista, così come l’accoglienza non è una bestemmia. Quanto al modello Albania, lo si discuta nel merito, senza trasformarlo nell’Apocalisse con vista sull’Adriatico. Le politiche migratorie si giudicano dai risultati, non dagli applausi raccolti nei festival del cinema. E poi c’è la Spagna, che non è il paradiso terrestre immaginato da chiunque voglia impartire lezioni all’Italia. Naturalmente Gere è liberissimo di parlare. Però noi siamo altrettanto liberi di ricordargli che il conto delle belle idee qualcuno deve pagarlo. Di solito non lo paga chi le pronuncia davanti a un microfono. Lo pagano i contribuenti, i cittadini e gli stessi immigrati, quando vengono abbandonati a una gestione disastrosa. Caro Richard, continui pure a difendere la dignità umana. È una causa rispettabile. Ma provi, ogni tanto, a difendere anche il buon senso. Non è altrettanto fotogenico, però ha un vantaggio formidabile: funziona anche fuori da Hollywood.
