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La stanza di Feltri

Se il servizio pubblico diventa “di proprietà”

Siamo arrivati al punto in cui una poltrona televisiva sembra un diritto umano fondamentale

Report: "Guardateci su Raiplay". Ranucci: "Divisioni? No, redazione stordita da sciaccallaggio"

Caro direttore Feltri, lancio una proposta di riforma costituzionale per la modifica dell’articolo 1 del sacro testo («L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo»). Sarà riformulata in: «Report è una trasmissione democratica, fondata sul lavoro dei giornalisti. La proprietà appartiene a Ranucci». È la logica conclusione dei continui attacchi dell’eroico Sigfrido che vuole a tutti i costi essere reintegrato come conduttore della trasmissione. Vuole non solo il diritto al posto (nessuno lo ha licenziato) ma a quel posto, che è di proprietà privata. Immagino che subito scoppierebbero liti furibonde tra gli eredi di Mike Bongiorno e quelli di Pippo Baudo, che vorrebbero essere conduttori di Sanremo perché di proprietà del loro illustre genitore...

Chiara Lena

Caro lettore, la sua proposta di riforma costituzionale mi pare eccellente, anche se temo che Mattarella chiederebbe subito le dimissioni. Per evitare il ridicolo. Perché ormai siamo arrivati al punto in cui una poltrona televisiva sembra un diritto umano fondamentale. Ranucci vuole il suo posto. E pazienza se nessuno glielo ha formalmente scippato. Non basta avere un lavoro: bisogna avere quel lavoro, in quel programma, su quella sedia, con quella telecamera. È la nuova versione del diritto di proprietà: io non possiedo la casa, ma pretendo proprio quella finestra. Con questa filosofia, il prossimo passo è inevitabile. I figli di Mike Bongiorno reclameranno la Ruota della fortuna, gli eredi di Baudo pretenderanno il Festival, e magari qualcuno avanzerà diritti perfino su Domenica In. Basterà dimostrare che un antenato vi ha trascorso qualche pomeriggio. La televisione italiana diventerebbe così un grande condominio ereditario, con amministratori, parenti, avvocati e liti sulle parti comuni. Altro che servizio pubblico: servizio di famiglia. Quanto alla sovranità popolare, lasciamola pure nell’articolo 1. È già abbastanza maltrattata nella realtà. Il telespettatore, poveretto, può solo cambiare canale, che resta l’unica vera forma di referendum ancora funzionante. Del resto, una conduzione televisiva non è un titolo nobiliare. Non si eredita come un castello, non si trasmette ai discendenti e non si conquista piangendo davanti alle telecamere. Se un editore decide di cambiare conduttore, il conduttore può protestare, discutere, indignarsi. Ma pretendere la sedia come patrimonio personale è un concetto che persino la burocrazia italiana faticherebbe a registrare. In Italia siamo riusciti nell’impresa di privatizzare perfino le polemiche. Manca solo il notaio. E magari anche il testamento: non si sa mai chi eredita il telecomando.

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