Caro direttore,
sono rimasta profondamente colpita dalla dignità di Eugenia Roccella e dal suo composto dolore di fronte a una tragedia così assurda e improvvisa. La compostezza di questa donna, pur nel dramma che l'ha colpita, è una lezione di stile e di umanità rara in un'epoca così urlata. Lei conosceva questa coppia? Mi interessa molto il suo punto di vista, umano prima che politico, su questa tragica vicenda che ha spezzato una vita in un pomeriggio di domenica.
Jolanda Riva
Cara Jolanda, conosco bene Eugenia e conoscevo suo marito, Luigi. Un signore d'altri tempi, uomo di grande cultura e con l'impareggiabile virtù di saper tacere quando non era necessario parlare, evitando di trasformare il legame con la moglie in un'attrazione da jet set. Erano due persone colte, unite da cinquant'anni di vita insieme. Io stesso, mentre scrivo, penso ai miei cinquantotto anni di matrimonio e ho già detto che non saprei vivere un solo giorno senza mia moglie Enoe, che mi ha salvato la vita e continua a salvarmela ogni mattino con il suo «Buongiorno, Vittorio!».
La ministra per la Famiglia è stata investita da qualcosa di inimmaginabile, una sequenza da incubo: un tuffo dalla piccola barca nel lago di Vico, una tranquilla domenica pomeriggio, e vedere l'uomo di una vita sparire inghiottito dall'acqua. Al momento, mentre scrivo, la salma non è stata ancora recuperata, ostacolata dalle correnti e dagli scombussolamenti strani di un bacino vulcanico che trattiene a sé il suo segreto. È un tormento atroce. Mi viene in mente il dolore straziante di chi, fuori dalle macerie di un terremoto, non spera più nella vita del proprio caro ma implora solo di ritrovarne i resti. O penso alla famiglia di Emanuela Orlandi, ancora senza pace.
Senza una tomba manca l'appiglio del lutto. L'essere umano ha bisogno di un luogo fisico dove sedersi a parlare non con le ceneri in sé, ma con quello che esse segnalano: la fine del viaggio e l'inizio del ricordo. Questa assenza è una tortura nella tortura, una ferita spalancata. In questo abisso, riproduco le parole del ministro perché dicono l'essenziale: «Sto cercando di rispondere personalmente a ciascuno, e so che comprenderete se ci metto un po'. Ma intanto vorrei ringraziare anche attraverso questa pagina tutti coloro che in vario modo in questi giorni difficili mi hanno fatto giungere la propria vicinanza. Un'ondata di affetto che, in un momento per me così tragico e lacerante, mi commuove e mi aiuta ad andare avanti. Grazie».
Io spero che il
Dio in cui Eugenia crede così fermamente possa darle, oltre al tenue conforto delle amate spoglie da onorare, anche la certezza di una luce senza oscurità. Per parte mia, non potendo fare altro, le giunga una carezza amica.