la stanza di Mario CerviI politici conoscono i guai dell'Italia. Ma non li risolvono

Il governo si ritira in luogo ascetico per meditare e permettere alla squadra di conoscersi meglio. L'idea mi piace. Si potrebbe estenderla prevedendo che ogni ministro trascorra almeno un giorno insieme con l'operaio, la casalinga, il disoccupato, il giovane che si offre sul mercato del lavoro, il ricercatore senza portafoglio, l'esodato, il pensionato con quattro soldi, l'emigrato. Ci si conoscerebbe tutti meglio. Stare a tu per tu col disagio sociale potrebbe illuminare le idee.
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Caro Sicari, disistimo i politici quanto li disistima lei e con lei la stragrande maggioranza degli italiani. Ma non mi associo alla sua proposta per i motivi che sinteticamente elencherò. 1) I ministri farebbero di quel loro giorno trascorso insieme alle vittime della crisi uno spot propaganditico. Immagino già i discorsetti retorici alla frugale tavola dell'operaio o del pensionato, non mancherebbe nemmeno, all'occorrenza qualche lacrimuccia. 2) Le sofferenze delle categorie da lei citate sono arcinote, nemmeno il più distratto e cinico membro del governo le ignora. I mezzi d'informazione non fanno altro che raccontare ed enfatizzare i guai d'Italia: dando amplissimo risalto alle proteste delle piazze. Si ha l'impressione che questa voluttà del disastro, questa propensione alle gramaglie e agli urli ignorino quel poco di buono - poco ma c'è - ancora presente nella società e nell'economia del nostro Paese. 3) La colpa del Palazzo non è di non sapere. Sa, eccome. La colpa è di non fare, e di soddisfare i suoi meschini appetiti di denaro e di onori, anziché porre rimedio a disfunzioni pubbliche evidenti (alcune delle quali riparabili in breve tempo e con modesto costo). Si risparmino pure, i ministri, la vacanza della conoscenza. Facciano bene il loro mestiere. Non chiediamo altro, noi cittadini, e finora abbiamo chiesto invano.

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