Cronache

La storia di Ivan, il gorilla che amava dipingere

Cresciuto in una casa dello Stato di Washington fino a 5 anni, poi rinchiuso in gabbia per altri 27

Pixabay
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La Disney, tra i tanti pregi, ha anche quello di proporre, a bimbi e adulti, storie vere di animali che, altrimenti, rischierebbero di passare nel dimenticatoio. Una di queste, è quella del gorilla Ivan, alla cui vita si ispira il film «L'unico e insuperabile Ivan», da qualche settimana a disposizione degli abbonati di Disney+. Di cosa stiamo parlando? Ivan è nato nel 1962, nella Repubblica Democratica del Congo. A due anni fu catturato, insieme alla sorella, e venduto, da un commerciante di animali selvatici, ai proprietari di un grande magazzino, la famiglia Irwin, negli Usa. Morta la sorella, Ivan è andato a vivere con la famiglia Johnston, proprietaria del negozio di animali al B&I, nella loro casa sulla 72esima strada sud. Qui, l'animale è cresciuto come un vero membro della famiglia, fino ai cinque anni. Non meravigliatevi, perché in venti stati Usa la cosa è ancora possibile e non è illegale. Il nostro Ivan, come si vede anche nel lungometraggio, a un certo punto, è diventato troppo grande ed è stato trasferito all'interno del grande magazzino, il B&I Shopping Centre in South Tacoma Way, nello stato di Washington, dove, per ben 27 anni, è rimasto chiuso in un recinto di cemento 14x14 piedi, mangiando il cibo che avevaa pprezzato a casa (hamburger) e divenendo attrazione fissa per i clienti che venivano a fare compere. Ed è qui che Ivan ha iniziato a dipingere. Joyce Barr ha avuto il piacere di fare da custode al gorilla. In una intervista al The News Tribune, ripensando a quei giorni, ha confidato: «Ho lavorato con tutti i tipi di animali, ma mai con uno così intelligente come Ivan». Erano i custodi che gli fornivano i materiali per dare estro alla sua fantasia. «Se voleva dipingere lo faceva. Altrimenti, quando non era in giornata, strappava i fogli». Quadri che risultano migliori di tanti pseudo artisti astrattisti. Schizzi colorati che seguivano uno schema che solo Ivan aveva presente, ma che andavano a ruba tra i clienti, che compravano le sue opere. Del resto, la pittura ha salvato la mente del povero gorilla, costretto a una vita sacrificata per 27 anni. La Barr ha poi acquistato molti dei suoi disegni, organizzando, di recente, una mostra d'arte, nella biblioteca del suo paese, per dar modo a tutti di vedere i dipinti di Ivan. Tornando alla storia del gorilla, nel 1987, il gruppo per i diritti degli animali Progressive Animal Welfare Society (PAWS), preoccupato per le condizioni di vita di Ivan, aveva dato il via ad una campagna di sensibilizzazione a suo favore, incoraggiando la comunità di Tacoma e di altre città vicine a fare altrettanto, protestando e boicottando il centro commerciale B&I. Non ce n'è come fare un'azione collettiva per smuovere le montagne. La comunità raccolse firme e denaro, mise annunci sui giornali, trovò 30mila dollari per acquistare dal centro il povero Ivan e trasferirlo al Woodland Park Zoo di Seattle. Ci vollero ben sette anni perché, nel 1994, finalmente, Ivan abbandonasse il B&I per andare allo zoo di Atlanta. Non senza problemi. Se è vero che, per la prima volta, Ivan camminò sull'erba, dopo decenni, il suo rapporto con gli altri gorilla non fu idilliaco come mostra il film. Le femmine, ad esempio, lo prendevano in giro o non ci combinavano granché, tanto che Ivan è morto senza aver generato prole. Decesso che è avvenuto martedì 21 agosto 2012, a 50 anni, durante una visita medica, mentre era sotto anestesia. L'autopsia ha mostrato come Ivan avesse un grosso tumore al petto. I proprietari originali hanno richiesto la sua cremazione e i resti sono ritornati a Tacoma. Se vi dovesse capitare di visitare il Point Defiance Zoo di Tacoma, potreste ammirare una statua in bronzo di Ivan, collocata fuori dall'ingresso principale. La storia di Ivan è emblematica, non solo per esaltare l'intelligenza, spesso superiore, che certi animali hanno rispetto a tanti uomini, ma per far capire a cosa debbano anche rinunciare per i nostri capricci.

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