Storia di un super fortunato «Così sono sopravvissuto a una montagna di milioni»

La prima paura è morire. Restarci secco così, col biglietto vincente ancora in mano, schiattare annegati dall’emozione. E pensi che sarebbe davvero troppo, proprio quando la vita ti ha premiato, farti fregare dalla morte.
Che effetto fa vincere una valanga di milioni a una lotteria? A Bagnone Lunigiana c’è un tale, di mezz’età pare, divorziato e con un lavoro modesto che lo sta scoprendo ora per ora. Chissà se ha sentito le storie di vincitori di cifre consistenti, qualche milione, non lo sproposito regalato ieri dal Superenalotto, che si sono rovinati. Ma per l’uomo che sta avvelenando il sangue dei giocatori di tutto il mondo, la lezione più utile è un’altra. L’ha tramandata un suo emulo francese «sopravvissuto» a una vincita da quasi 60 milioni di euro al gioco Euro Millions. Ai giornali francesi ha raccontato com’è andata, minuto per minuto da quando ha scoperto di essere diventato ricco, un venerdì sera dell’aprile 2008, fino a oggi.
Come si chiama non importa, diciamo Pierre, ma si sa che ha tanti punti in comune con il vincitore di Bagnone: anche lui di mezz’età, anche lui vive in un piccolo paesino, anche lui ha giocato una schedina da pochi euro. Per di più compilata automaticamente dalla macchina, senza manco scegliere, come aveva fatto altre volte, la data di nascita dei figli, quella del matrimonio o la propria età. Quell’orba della fortuna è pure anaffettiva.
La prima reazione di Pierre dopo che ha controllato sul computer i numeri vincenti è ovvia: non riesce a crederci. Poi scatta la paranoia pensa che gli amici, travestiti da hacker, abbiano clonato la pagina del gestore della Sisal d’Oltralpe, la Française de jeux, per fargli uno scherzo infame. Poi realizza: «Non può essere. Ho vinto davvero». E scatta la paura di morire. O di veder evaporare il biglietto.
La moglie, Sylvie, è fuori con amici, in attesa che torni a casa Pierre ripone il tagliando sul tavolo, a fianco una nota scritta a pennarello: «Euro millions, biglietto vincente». Per ogni evenienza. Quando Sylvie torna a casa, Pierre impiega un’ora ed è costretto a urlare per convincerla che non è uno scherzo, che hanno vinto davvero. Passano la notte in bianco, a sussurrare domande a cui non sanno rispondere: «E se rapiscono i bambini?». «Che ci facciamo con tutti questi soldi?».
Quando sorge il sole del primo giorno della loro nuova vita, hanno messo insieme un piano dettagliato e sicuro su come muoversi. O almeno così credono. Ci vogliono diversi giorni prima di riscuotere i 58.367.682 euro (per il vincitore di Bagnone, con i meccanismi italiani, potrebbe passare anche un mese). Dove lo nascondi un pezzo di carta che vale una nuova vita? Pierre decide che non andrà in banca, vive in un piccolo paese, se affitta una cassetta di sicurezza dopo che si è diffusa la notizia della vincita, tutti sapranno che è lui. Ed è ossessionato dal mantenere l’anonimato.
Infila il biglietto a pagina 100 del Codice da Vinci e lo ripone su uno scaffale in alto, dove i suoi due bimbi non possono arrivare. Poi va al lavoro, normalmente: si dimetterà solo fra sei mesi, quando il clamore sarà passato.
Dopo una settimana la Française de jeux ha finito i controlli e fissa un appuntamento negli uffici di Parigi. Pierre è tormentato da mille incubi: potrebbe essere investito. Potrebbero assalirlo e rubargli il biglietto. Noleggia un’auto con conducente e infila il tagliando nella giacca. Da casa a Parigi tenendo la mano sulla tasca.
Sui giornali, proprio come è successo ieri da noi, piovono consigli sballati su come investire i soldi. Il Corriere consigliava di trovarsi un buon consulente finanziario, non «investire su Lehman Brothers» e «ricomprare Ibrahimovic». C’è chi ha suggerito di buttarsi sulle opere d’arte. Ma uno che fino a ieri faceva l’impiegato o il boscaiolo, di Lehman Brothers non ha l’indirizzo, e probabilmente avrà qualche difficoltà a trovare il numero del procuratore di Ibra o quello di un gallerista. A Pierre viene l’idea di farsi dare tre assegni da 19 milioni e rotti con i quali andare in banche diverse e mettere a confronto le proposte di investimento. Ma, nelle banche in cui non ha un conto, fa fatica pure a farsi fissare un appuntamento, senza spiegare che lui è il super vincitore. Alla fine decide di fidarsi del primo funzionario di banca che lo accoglie e lo consiglia. E gli consegna tutti e tre gli assegni. Il versamento è così enorme che l’impiegato di banca ha difficoltà a registrarlo: il modulo prevede solo sei cifre. E interviene la Banca di Francia a chiedere se c’è un errore. I soldi alla fine vengono divisi tra liquidità (4,5%), prodotti finanziari a capitalizzazione (9,5%) e una mega assicurazione sulla vita (76,5%). Il resto da spendere.
L’imperativo, d’accordo con Sylvie, è «niente eccessi, continuare ad avere una vita normale, spendere solo un po’ in piccole cose che migliorino l’esistenza quotidiana». Un televisore a schermo piatto, l’iscrizione in palestra, la tv satellitare, qualche cena fuori. Pierre resiste tre mesi, poi si compra un Suv, pur non essendo mai stato patito di auto. Sylvie tiene duro ancor meno: comincia a comprare gioielli, vestiti, si abbona a un istituto di bellezza.
In tutto questo tempo svelano il loro segreto solo a undici persone: un paio di amici, i parenti più stretti, i genitori anziani, a cui è difficile anche far capire a quanto ammonta quella somma fuori misura. L’unico paragone che rende è in anni di stipendio. L’uomo di Bagnone ad esempio, per mettere insieme 147 milioni a duemila euro al mese dovrebbe aver iniziato a lavorare 6.120 anni fa, ai tempi di Ptah-Hotep, visir dell’antica Menfi.
I rapporti sociali sono la parte più difficile. Al fratello impiegato statale, Pierre vuol regalare del denaro, ma un po’ alla volta, per impedirgli di fare pazzie, com’è nel suo carattere. Gli dice che gli darà 500mila euro. «Così poco?». E scoppia una lite. A cena da amici che sanno, si presentano con dei regali, un buono da 100 euro per andare in palestra, champagne, cibi costosi. Ricevono dei «grazie» stiracchiati. Chi sa quanto hai in tasca, ti giudicherà comunque taccagno. Si presenta a casa anche un lontano cugino di Sylvie che non si sentiva da anni, «ho saputo e ti voglio proporre un investimento». Alla fine Pierre si licenzia con due mesi di anticipo e capisce che per sopravvivere deve confessare. Ma una balla: dice di aver vinto al lotto. Qualche milione, quanto basta per smettere di lavorare. Una bugia che allenta la pressione. Col fratello alla fine le cose si chiariscono, gli promette un altro milione per il 50° compleanno, nel 2014. Lui potrà continuare a lavorare, ma part time. E niente investimenti pazzi. Gli amici veri li conservano anche se resterà sempre un po’ d’imbarazzo quando verranno in visita nella villa di 1.300 metri quadri in Costa Azzurra, acquistata con uno sconto di 150.000 euro sul milione e mezzo richiesto. «Ci piaceva e la volevamo. E per noi 200.000 euro in più o in meno non fanno differenza». Il loro pacchetto d’investimento frutta quasi 70.000 euro netti. Al mese. Per l’uomo di Bagnone si può moltiplicare per due.
Caro vincitore, quando sentirai montare l’ansia pensa a queste cifre. Vedrai che passa.

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