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Cronaca internazionale

Il “Taraia Object” e i granchi giganti: una nuova spedizione per ritrovare l’aereo scomparso di Amelia Earhart

Un oggetto misterioso individuato dai satelliti potrebbe essere la risposta a uno dei più grandi enigmi della storia dell’aviazione: la scomparsa di Amelia Earhart

"Taraia" (Archaeological Legacy Institute)

All’inizio di questa settimana, un team di ricercatori ha raggiunto l’isola di Nikumaroro, un remoto e disabitato atollo del Pacifico, per ispezionare quello che ritengono possa essere il relitto dell’aereo di Amelia Earhart. Con l’ambizione è di risolvere una volta per tutte il mistero della sua scomparsa.

L’oggetto non identificato, noto come “Taraia Object”, è stato avvistato per la prima volta nel 2020 dai satelliti. Ma non è mai stato ispezionato. Il gruppo, composto da membri dell’Archaeological Legacy Institute e della Purdue University, ha stabilito un avamposto sull’isola, ma ha anche comunicato la decisione di passare tutte le notti al largo, sulla nave su cui hanno affrontato un viaggio di 830 miglia nautiche attraverso il Pacifico meridionale, per timore dei granchi giganti che infestano l’isola e vengono macabramente collegati al destino dell’aviatrice scomparsa il 2 luglio del 1937 insieme al suo navigatore, Frederick Noonan.

Secondo l’ipotesi più accreditata, l’aereo sul quale volavano la Earhart e Noonan, un bimotore Lockheed L-10 Electra, decollato dalla Papua Nuova Guinea e diretto sull’isola di Howland, rimase a corto di carburante, costringendo l’esperta e amata aviatrice a compiere un ammaraggio o, come molti sostengono, un atterraggio di fortuna nelle Isole della Fenice. Più precisamente sull’atollo di Nikumaroro, 560 chilometri a sudest della loro destinazione.

Quella guidata da Rick Pettigrew è la prima spedizione autorizzata sull’isola di Nikumaroro negli ultimi sette anni e la prima visita alla penisola di Taraia da oltre quindici anni. Prima dell’avvistamento del misterioso oggetto sommerso. Le ispezioni dovrebbero durare in tutto cinque giorni, se il tempo lo consentirà. Dato che quest’area del Pacifico è soggetta al fenomeno climatico noto come El Niño-Oscillazione Meridionale. E il fenomeno si sta manifestando con una certa intesità.

Il misterioso “Oggetto di Taraia”

L’obiettivo principale dei ricercatori è quello di individuare e ispezionare quello che è stato definito l’Oggetto di Taraia, una sagoma bianca lunga diversi metri, con una linea compatibile con il relitto di un aereo, avvistata per la prima volta nel 2020 tramite immagini satellitari. L’oggetto, mai identificato da allora, giace a pochi metri di profondità sul bordo di una laguna al largo di Nikumaroro. La speranza dei ricercatori è quella di scoprire nel Taraia Object i resti dell’Electra della Earhart, ma molti osservatori hanno espresso scetticismo sul fatto che sia effettivamente un velivolo, ipotizzando invece che possa trattarsi semplicemente di un grande albero abbattuto da una tempesta.

Le condizioni meteorologiche e marine “continueranno a essere un fattore determinante”, affermano i ricercatori, e il fenomeno El Niño potrebbe limitare l’accesso quotidiano alla riva. Michael Krivor, archeologo marino della spedizione, ha espresso preoccupazione per una perturbazione in movimento da est verso ovest che potrebbe interferire con il “transito sicuro in entrata e in uscita dai canali aperti con esplosivi” dagli inglesi nel 1963.

Un’altra preoccupazione è rappresentata dai granchi del cocco, i più grandi invertebrati terrestri del pianeta. “L’equipaggio dormirà ogni notte a bordo della Marin Mainiku per diverse ragioni; una di queste è la presenza dei granchi del cocco, le cui dimensioni e la cui attività notturna rendono impraticabile la permanenza sull’isola”, hanno dichiarato i ricercatori. Diverse teorie suggeriscono che la Earhart sia sopravvissuta all’incidente, trovando rifugio sull’isola, per poi soccombere all’attacco di granchi carnivori giganti che ne avrebbero trascinato via le ossa. Questi granchi, estremamente diffusi negli atolli e nelle isole deserte del Pacifico meridionale, possono raggiungere un peso di quattro chilogrammi e sono in grado di sollevare cinque volte il loro peso. Noti per essere tra le poche specie capaci di rompere il guscio di una noce di cocco, sono abituati a cacciare prede vive come ratti e uccelli e possono arrampicarsi sugli alberi. Nel 2018, l’International Group of Historical Aircraft Recovery ha utilizzato carcasse di maiale per dimostrare come questi granchi fossero in grado di trascinare i corpi nelle loro tane e di ripulire le ossa dalla carne in meno di due settimane.

L'atollo di Nikumaroro
L'atollo di Nikumaroro

La declassificazione di 4.624 pagine di documenti, avvenuta l’anno scorso in concomitanza con quella dei file riguardanti l’assassinio di Kennedy, inclusi i diari di bordo delle navi militari statunitensi coinvolte nella ricerca aerea e marittima di Earhart nei giorni tra il 2 e il 18 luglio del 1937, non ha portato alcun chiarimento sulla scomparsa di Earhart. Secondo le informazioni contenute nei documenti, il 4 luglio 1937 un centralinista della Guardia Costiera trasmise un messaggio urgente a Earhart, affermando che si stava utilizzando “ogni mezzo possibile per stabilire un contatto” e fornendo istruzioni dettagliate su come contattarli se avesse sentito il segnale.

Ma nessun segnale fu mai rilevato sulle frequenze dell’aereo di Earhart, circostanza che spinse tutti a concludere che il Lockheed 10-E Electra, che non era stato rifornito del carburante necessario, fosse finito per cadere nelle acque infestate dagli squali al largo dell’isola di Howland, a metà strada tra le Hawaii e l’Australia.

I ricercatori dell’organizzazione The International Group for Historic Aircraft Recovery (TIGHAR), ente privatpo senza scopo di lucro fondata nel 1985 da Ric Gillespie e impegnata dal 1989 nella ricerca di relitti aerei, sostengono che i due siano morti come naufraghi sull’atollo di Nikumaroro, nelle isole di Kiribati. Dal 2010, il gruppo ha organizzato almeno cinque spedizioni, rinvenendo oggetti potenzialmente riconducibili all’aviatrice, tra cui un barattolo di crema anti-lentiggini degli anni Trenta, frammenti di indumenti e ossa umane, un coltellino tascabile e un pezzo di alluminio che potrebbe provenire dal Lockheed Electra. Anche un’immagine sonar ottenuta al largo dell’atollo avrebbe individuato quella che potrebbe essere un’ala o parte della fusoliera dell’aereo. Gillespie si è dichiarato «assolutamente certo» che la Earhart sia sopravvissuta a un atterraggio di fortuna sull’isola, ma nessuna delle spedizioni ha prodotto prove definitive o recuperato parti del velivolo identificabili con certezza. L’attività del TIGHAR, finanziata attraverso i contributi dei soci, del pubblico e di altri sostenitori, è stata inoltre oggetto di autorevoli critiche, soprattutto per i ripetuti annunci di possibili scoperte, ritenuti funzionali alla raccolta di fondi per nuove spedizioni ad alta tecnologia, ciascuna delle quali può costare milioni di dollari, senza arrivare a risultati conclusivi.

Sebbene siano state formulate numerose teorie sulla scomparsa – compresa la possibilità che la Earhart stesse conducendo un’operazione di spionaggio per scattare fotografie non autorizzate con un velivolo modificato per la missione, che sarebbe comunque terminata con un atterraggio d’emergenza, la cattura e l’internamento in un campo di prigionia giapponese – la spiegazione ufficiale è che l’aereo abbia avuto problemi di pianificazione della rotta e che, mentre lei e Noonan cercavano disperatamente di trovare l’isola, il velivolo sia rimasto senza carburante e si sia schiantato nell’oceano. Le condizioni del mare potrebbero aver impedito o complicato un tentativo d’ammaraggio, che avrebbe quantomeno consentito alla Earhart e Noonan, se rimasti illesi dall’impatto con l’acqua, di abbandonare l’aereo prima che esso sprofondasse negli abissi.

Il destino di Earhart rimane uno dei grandi misteri del XX secolo. Senza alcun relitto ritrovato, milioni di dollari sono stati spesi in ripetute e infruttuose ricerche. Molte spedizioni alla ricerca di Earhart hanno seguito lo stesso schema: un annuncio sensazionale di una nuova sorprendente scoperta, sfumato regolarmente in un “nulla di fatto”. Attendiamo notizie dalla spedizione sulla remota isola disabitata del Pacifico, dove i ricercatori intendono ispezionare quello che ritengono possa essere il relitto del famoso aereo dell’aviatrice Amelia Earhart, e risolvere finalmente il mistero della sua scomparsa.

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