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L'arte di ingannare gli U-Boot: la storia del camuffamento Dazzle

Nel 1917 un artista impegnato nella Grande guerra convinse l'Ammiragliato britannico ad adottare uno schema mimetico rivoluzionario. Non nascondeva le navi: le trasformava in illusioni ottiche galleggianti.

L'arte di ingannare gli U-Boot: la storia del camuffamento Dazzle

Quando il comandante di un sommergibile tedesco scrutava una nave nemica attraverso il periscopio, aveva pochi istanti per stimare correttamente distanza, lunghezza e velocità del bastimento, prima di lanciare una salva di siluri e cercare di affondarla. Un errore di valutazione poteva vanificare l’attacco e privare il vascello sommergibile delle preziose munizioni con le quali conduceva la guerra sottomarina e indiscriminata che minacciava le linee di rifornimento come le ammiraglie della flotta avversaria che non potevano nascondersi in mare aperto.

Nacque così un’idea in controtendenza, il camuffamento Dazzle, rivoluzionario schema mimetico ideato nel 1917 dall'artista britannico Norman Wilkinson per ingannare i telemetri ottici dei sommergibili e complicare il delicato e fondamentale processo di calcolo attraverso un piccolo “inganno visivo”.

L’intuizione di un pittore in guerra

Pittore, illustratore e ufficiale della Riserva, Wilkinson stava prestando servizio nelle acque dei Dardanelli, durante la rovinosa campagna di Gallipoli, quando iniziò a riflettere sul problema che tormentava la Royal Navy: sfuggire ai sommergibili tedeschi che infestavano le acque occidentali e prendevano di mira i convogli che attraversavano l’Atlantico. Una nave, soprattutto se di grandi dimensioni, non poteva essere occulta in nessun modo; tuttavia, un intricato mosaico di linee spezzate, onde, figure geometriche e forti contrasti cromatici poteva ingannare gli occhi e gli strumenti dei sommergibilisti corsari che incrociavano la sua rotta.

L’obiettivo non era più rendere invisibile la nave posta sotto attacco con livree grigie e celesti che la mimetizzavano con l’orizzonte, ma alterarne la percezione, facendo in modo che il suo profilo, la prua e la poppa, rese fin troppo evidenti dai colori, si deformassero nelle proporzioni; ingannando i puntatori rispetto alla reale direzione di marcia, che così diventava incerta, alla lunghezza, che poteva suggerire un tiro in deflessione basato su un calcolo errato, e in breve all’intera prospettiva di un bersaglio in movimento che era decisamente evidente ma era difficile da centrare, dato che stimare correttamente velocità e distanza diventava assai più difficile.

Quando Wilkinson presentò il progetto agli alti papaveri della Marina Reale, la proposta era apparsa quasi paradossale: rendere le navi da guerra più appariscenti per proteggerle meglio in una guerra sottomarina indiscriminata? A un primo impatto sembrava un suicidio annunciato, eppure l'idea suscitò l’interesse dell’Ammiragliato britannico dal quale si era appena dimesso un certo Winston Churchill, responsabile del fallimento della campagna di Gallipoli.

Dopo una serie di prove effettuate su modelli in scala osservati attraverso periscopi e strumenti ottici, la Royal Navy acconsentì all’impiego del nuovo schema mimetico elaborato da Wilkinson, e in poco tempo le livree Dazzle comparvero sugli scafi e sui ponti delle navi mercantili, degli incrociatori leggeri e persino sulle prime portaerei britanniche, come la HMS Furious.

Tra le unità più celebri a ricevere queste particolari livree ci fu anche la RMS Olympic, nave gemella del Titanic, che venne requisita dalla Royal Navy e impiegata come trasporto truppe. Con diverse verniciature degli schemi Dazzle, l’Olympic uscì indenne da ben quattro attacchi dei sommergibili tedeschi e riuscì anche nella storica impresa di affondarne uno, il 12 maggio del 1918, quando affondò l’U-Boot U-103 diventando l'unico mercantile a vantare una vittoria contro un sottomarino.

Il principio di base del camuffamento Dazzle

Il principio alla base del sistema era particolarmente efficace contro i telemetri a interferenza utilizzati all'epoca. Le linee spezzate e i contrasti di colore rendevano più difficile far combaciare correttamente le immagini osservate dagli strumenti ottici, aumentando il rischio di errori nel calcolo della posizione e della velocità del bersaglio. Per un comandante di sommergibile che doveva determinare con precisione il punto di lancio dei siluri, anche una minima imprecisione poteva significare fallire completamente l'attacco.

Il successo dell'idea portò rapidamente il Dazzle oltre l'Atlantico. Dopo l'ingresso degli Stati Uniti nel conflitto, anche la U.S. Navy iniziò a dipingere numerose proprie unità secondo gli schemi elaborati dall'artista britannico. Wilkinson sviluppò centinaia di varianti differenti, utilizzando non solo il classico bianco e nero, ma anche tonalità di grigio, azzurro, giallo e persino rosa. Le insolite geometrie che ricoprivano gli scafi delle navi non passarono inosservate nemmeno nel mondo dell'arte.

Le composizioni di Wilkinson richiamavano infatti alcune delle più moderne correnti artistiche dell'epoca, attirando l'attenzione di figure come Pablo Picasso e Georges Braque, i grandi protagonisti del cubismo. Tra gli artisti affascinati dal fenomeno vi fu anche Edward Wadsworth, esponente di primo piano del vorticismo britannico.

Al termine della guerra, il contributo di Wilkinson venne ufficialmente riconosciuto dalla Royal Society, che gli assegnò un premio di 2.000 sterline. I suoi schemi mimetici sopravvissero inoltre agli anni ‘20 e ’30 e continuarono a comparire sulle navi alleate anche durante la Seconda guerra mondiale.

Un’efficacia da ricercare nel tempo


Al termine dei due conflitti mondiali, gli schemi mimetici Dazzle sono comparsi più raramente sulle navi da guerra delle Marine anglosassoni. Restava invece una questione aperta che gli storici discussero a lungo: quanto era efficace davvero il camuffamento “abbagliante” ideato da Wilkinson?

Una risposta definitiva non esiste. Nessuno studio condotto durante i due conflitti mondiali riuscì a dimostrare in maniera scientifica l’efficacia del camuffamento Dazzle. Eppure, trattandosi di una forma di inganno visivo, si potrebbe sostenere che il semplice fatto di aver generato incertezza e dubbio rappresentasse già un risultato.

A distanza di oltre un secolo, la ricerca sembra comunque dare ragione all'intuizione dell'artista britannico. Uno studio dell'Università di Bristol ha infatti evidenziato come il Dazzle possa alterare significativamente la percezione della velocità di un bersaglio in movimento. Osservatori posti davanti a due obiettivi identici, uno dei quali dipinto secondo gli schemi Dazzle, tendevano infatti a valutarne diversamente la velocità nonostante entrambi procedessero alla stessa andatura.

Tale conclusione aiuta a comprendere l’efficacia degli schemi mimetici e come potessero rivelarsi preziosi per ostacolare il tiro di un sommergibile. Dato che, come esplicato in precedenza, se la velocità stimata era errata, anche il punto di intercettazione calcolato per il lancio dei siluri rischiava di esserlo, mancando il bersaglio di una manciata di metri. Lo stesso poteva valere per il tiro dell’artiglieria navale, anche se in questo caso l’aggiustamento di una bordata era più semplice, e le munizioni decisamente più numerose della dozzina di siluri che aveva a disposizione un sommergibile convenzionale del primo conflitto mondiale.

Secondo il dottor Peter Scott-Samuel, che ha guidato la ricerca presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bristol, applicare un camuffamento Dazzle a un semplice Land Rover Defender del British Army sarebbe sufficiente a modificare la percezione della sua velocità al punto da far mancare il bersaglio di circa un metro a una granata. In combattimento, un metro può rappresentare la differenza tra la vita e la morte.

Oggi le opere di Norman Wilkinson, instancabile osservatore dei porti di Portsmouth e delle coste della Cornovaglia, trovano posto nelle collezioni del National Maritime Museum, della Royal Academy of Arts e della Royal Society of British Artists. La sua eredità, tuttavia, non è custodita soltanto nei musei, ma sopravvive nelle pagine più curiose della storia navale e nel ricordo di un'idea geniale che trasformò l'arte in un’arma di difesa, contribuendo a proteggere e salvare la vita a migliaia di marinai nelle guerre più devastanti del XX secolo.



È notizia di questi giorni che una nuova declinazione degli schemi mimetici Dazzle, simili a quelli ideati da Wilkinson, è comparsa sul campo di battaglia ucraino dove i mezzi corazzati russi cercano di trovare la salvezza dagli occhi elettronici dei droni unidirezionali integrati dall’intelligenza artificiale che ora, come oltre un secolo fa, viene ingannata nel puntamento e manca il bersaglio di quella manciata di centimetri che può valere la vita o la morte. Il tempo, a quanto pare, sembra dare ragione al paradosso del Dazzle.

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