Pippo, l'aereo fantasma degli Alleati che terrorizzò l'Italia

Quando calava la notte nel nord dell'Italia incombeva il "Pippo", l'aereo della guerra psicologica portata avanti dagli Alleati tra terrore e folklore

Pippo, l'aereo fantasma degli Alleati che terrorizzò l'Italia

Un rombo di motore solitario e solitarie eliche, poi la picchiata, e distante un grande botto, o una mitragliata. Faceva lo stesso. Laggiù, distante da chi l’aveva scampata, qualcun altro doveva essersela vista brutta forse, o forse non l’avrebbe vista più, l’alba. Una luce lasciata accesa per dimenticanza, qualcuno che era uscito con il coprifuoco, che aveva messo il muso fuori dall'uscio, ed ecco che il Pippo, il Pippetto, il Notturno - come lo chiamavano in Toscana - se n’era accorto: l’aveva visto al volo, e le bombe, quella notte, erano per lui.

Dalla seconda metà del 1943 fino al terminare della guerra, a nord della Linea Gustav e della successiva Linea Gotica, in Toscana e soprattutto in quella che gli americani rinominarono la “Po valley”, la Pianura Padana, formazioni di appena cinque aeroplani, caccia pesanti adibiti al volo notturno e talvolta dotati delle prime delicate apparecchiature radar, compirono pressoché indisturbati centinaia di sortite nell’ambito delle Night Intruder: una sofisticata e subdola attività d’intelligence e guerra psicologica.

Perché il Pippo, che secondo il folklore popolare era un unico solitario aeroplano, sempre lo stesso, che ogni notte “..se la spadroneggiava per le vie dell’aria" scaricando “le bombe ed i colpi della mitraglia di bordo, ovunque trapeli una luce” (la frase originale era al presente, ndr) erano in realtà molti aerei. Si trattava essenzialmente di caccia bimotore Bristol Beaufighter e De Havilland Mosquisto della forza aerea britannica, meno frequentemente P-61 Black Widow o A-20 Havoc della forza aerea statunitense, impegnati in missioni di interdizione e disturbo, che decollavano dalle basi nel sud Italia per suddividersi sui settori che avrebbero sorvolato individualmente per sganciare ordigni esplosivi di ridotte dimensioni ("spezzoni", ndr) su obiettivi prefissati di varia natura - piccoli ponti, strade, snodi ferroviari - o per condurre raid su obiettivi improvvisati.

A queste direttive si sarebbe aggiunto il compito di “volare in tondo” per fare da ponte radio e trasmettere le comunicazioni in cifra ricevute dalle radio a onde corte usate da gruppi di incursori paracadutisti britannici inviati a raccogliere informazioni a ridosso e oltre la linea del fronte. Proprio al fine di nascondere la vera natura di queste missioni d'intelligence della prima ora, gli aerei avrebbero mitragliato o colpito bersagli improvvisati per fingersi "impegnati" a dare la caccia a qualcosa.

La componente psicologica giocò sulla popolazione civile italiana - che aveva appena subito lo shock di vivere in una nazione spaccata in due, tra occupanti nazisti e Alleati, fiancheggiati da repubblichini fedeli al Duce e da cobelligeranti fedeli al Re - un ruolo ben più fondamentale nelle piccole missioni di disturbo di cui rimangono centinaia di testimonianze, raccolte su diari, citate in libri e articoli di giornale, ma delle quali non si trova un completo riscontro oggettivo da parte degli Alleati.

Il mito e mistero del Pippo, l'aereo fantasma che svolazzava "..qua e là in cerca di chissà cosa!" (scriveva E.Dall’Osso nel suo “Il giorno del cannone a cartuccia”), venne così relegato nell'ambito del folklore. Non a caso un prezioso documento del 2003 dedicato all'argomento dal professor Allan R. Perry, docente di letteratura italiana del Gettysburg College, venne intitolato proprio "Pippo: An Italian Folklore Mystery of World War II". Perry, che viene citato assieme alla firma del nostro Fausto Biloslavo in un articolo dello Smithsonian magazine, rimase estremamente colpito durante una ricerca condotta sulla Resistenza e la guerra in Italia, dai frequenti riferimenti concordanti sul misterioso aereo notturno che secondo alcuni era addirittura un velivolo tedesco che aveva il compito di esasperare la popolazione civile e tenere alto il livello di ostilità contro gli Alleati che stavano bombardando la loro terra.

Sul conto del Pippo - "la voce più inquietante prodotta dall'Italia in guerra" secondo lo storico Giovanni De Luna - sappiamo ancora troppo poco sebbene siano ormai passati ben 80 anni dalla sua prima comparsa nei cieli italiani. Ciò che è certo, è che migliaia d'italiani, giovani e vecchi, brava gente di campagna che si credeva al sicuro dai bombardamenti a tappeto che devastavano le grandi città, i porti sulla costa e le province industriali, dovettero convivere una ventina di mesi con i nervi a fior di pelle, ogni notte.

Convinti che se solo avessero violato l'oscuramento, dimenticando accesa una luce, una candela o accendendo anche solo un fiammifero per fumare, un aereo nero come la pece sarebbe piombato su di loro e avrebbe mitragliato, senza pietà. Fosse amico o nemico, alla fine, poco importava: bombe e proiettili non conoscevano più la differenza una volta presa la via.

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