Gli strani tagli delle comunità montane

Neanche fosse stato un gioco di prestigio. Un taglietto di qua, una sforbiciata di là. Et voilà. Una parte delle amministrazioni comunali, con territori annessi, che prima facevano parte dell’ambito corpo delle comunità montane, sono sparite come d’incanto e non possono più godere di questo «privilegio». Ma, a quanto pare, non è tutto oro quel che luccica.
Sull’operato della Regione targata Marrazzo e Montino, che avrebbe dovuto ridurre il corposo numero delle comunità da 22 a 14, secondo i dettami normativi della legge regionale n. 20 del 2 dicembre 2008, che si pone l’ambizioso obiettivo di riordinare il settore, si è addensata qualche ombra che toccherà diradare alla Polverini e alla sua giunta. Se da una parte la proposta di delibera consiliare n. 83 del 3 settembre 2009, che recepisce la delibera di giunta n. 534 del 10 luglio dello stesso anno, ha proceduto sulla carta ai dovuti accorpamenti, non tutto sembrerebbe esser filato per il verso giusto. Non si riesce a comprendere bene per quali motivi siano stati esclusi da alcune comunità montane solamente comuni la cui percentuale di territorio montano non raggiunga la soglia del 75 per cento o la cui popolazione montana sia inferiore al 55 per cento della popolazione residente prevista dalla nuova normativa e non anche comuni costieri e comuni con popolazione superiore a 20mila abitanti. Tra i territori che non spiccano per altitudine è stato mantenuto Olevano Romano, facente parte della X Comunità Montana «Aniene», che con i suoi 71 metri sul livello del mare di montuoso non ha granché. Nell’XI Comunità «Castelli Romani Prenestini», che insiste sempre in provincia di Roma, saltano subito agli occhi gli esempi di Grottaferrata e Frascati che con i loro 320 metri di altezza non possono certo gareggiare con le vette dolomitiche. A far buona compagnia c’è il comune di San Cesareo, noto più come uscita della Roma-Napoli che per la sua altitudine che supera di un soffio i 300 metri. Ma le «chicche» devono ancora arrivare. Nell’apprendere la notizia che il comune di Formia - altitudine pari a 19 metri - ha confermato la sua adesione alla XVII Comunità «Monti Aurunci», a chi non scapperebbe un sorriso? A scorgere i componenti di quella che una volta era la XXII Comunità Montana «Degli Aurunci ed Ausoni», viene qualche dubbio su Monte San Biagio che con i suoi 133 metri non rappresenta certo un gigante in altezza e ancora di più su Terracina, nota per essere una ridente località balneare. Analizzando il processo di accorpamento che porterà a 14 il numero complessivo, delle comunità confermate fanno attualmente parte: «Alta Tuscia laziale», «Velino», «Salto Cicolano», «Monti Sabini-Tiburtini», «Aniene», «Castelli Romani e Prenestini», «Monti Ernici» e «Valle di Comino». Comunità nuove di zecca, frutto della fusione delle precedenti, saranno: «Monti Cimini e della Tolfa», «Monti Ausoni e Aurunci», «Monti Lepini, Musoni e Valliva, Area Romana», «Valle del Liri e Monti Aurunci e Ausoni», «Monti della Sabina e Monte Piano Reatino» e infine «Turano-Sabini». Tra i comuni esclusi, spiccano i nomi di Fondi, Tivoli, Pastena, Capranica, Vignanello, Palombara Sabina. Ma niente paura. Per chi ha ricevuto la «bocciatura», la giunta di centro-sinistra ha previsto un bel paracadute, assicurando i benefici ai comuni che per effetto del riordino risultano esclusi. Alla Polverini e alla sua squadra spetterà ora l’arduo compito di rimettere a posto le cose.

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