Sul palcoscenico i nuovi talenti del teatro-danza

Un'ora prima dell'inizio dello spettacolo quattro performer inglesi e tedeschi girano per le strade di Milano, ognuno con una videocamera che usa i raggi infrarossi per permettere le riprese in condizioni di oscurità. Quando il pubblico entrerà, questa sera al Crt (ore 21), assisterà a un video appena realizzato, della durata di un'ora, che sarà proiettato su un multischermo e che mostrerà il giro dei quattro artisti per le strade di una città che non conoscono: Milano. E’ il lavoro preparato dalla compagnia Gob Squad ad hoc per l’apertura. La performance, in prima visione italiana, apre «Uovo», il Festival di arte performativa che giunge alla sua ottava edizione e che si svolgerà, fino al 21 marzo, alla Triennale di Milano, al Teatro Franco Parenti, al Teatro dell'Arte e al Did Studio (www.uovoproject.it).
La performance è una forma d'arte che deriva dall'ibridazione dei generi che si è verificata in seguito alla rivoluzione dei tradizionali canoni estetici in cui identificare un'opera, avvenuta nel Novecento, e dai cambiamenti che subentrano nel teatro con l'arrivo della regia, sempre a partire dai primi anni del secolo scorso. Milano le dedica, quasi contemporaneamente, ben due rassegne. Subito dopo «Uovo», infatti, sarà la volta del «Danae Festival», giunto alla dodicesima edizione, che si terrà al Teatro Out Off, Teatro i, il Lachesi Lab e alle Colonne di San Lorenzo dal 25 marzo al 30 aprile (www.danaefestival.com, www.teatrodellemoire.it). «La città del Futurismo non può non riflettere sull'arte performativa - dichiara Finazzer Flory, assessore alla cultura di Milano -. Il Comune mostra il suo interesse e la sua attenzione verso il nuovo e la contaminazione». In effetti, nonostante i tagli alla cultura a 360 gradi, la pubblica amministrazione ha dimostrato sensibilità nei confronti di due manifestazioni che hanno l’obiettivo di tracciare una strada professionale ai giovani gruppi emercenti nel campo del teatro, della danza, della videoarte, sia italiani sia stranieri.
«La nostra riflessione di quest'anno parte dal chiedersi cosa significhi oggi fare un festival - spiega Umberto Angelini, direttore artistico di Uovo -. Spesso oggi organizzare un festival è sinonimo di aprire una strada allo shopping. Per noi sarà diverso. Vogliamo stimolare una riflessione più profonda. Abbiamo pensato di concentrare tutto in tre giorni per esasperare il rapporto tra performer e spettatore, che necessariamente dovrà crearsi per seguire tutti i vari appuntamenti che verranno proposti».
Un festival, quello di «Uovo», che si definisce «indisciplinato», e che lavora sullo «scouting»: «Andiamo a sostenere i giovani talenti e cerchiamo le coproduzioni all'estero». E' passata da «Uovo» nel 2007, ad esempio, la stessa Nathalie Djurberg che espone adesso alla Biennale di Venezia. Sarà una formazione indipendente italiana, ad aprire il «Danae Festival» il 25 marzo all'Out Off (ore 21): il gruppo MK, infatti, è una delle compagnie di danza contemporanea più interessanti. Porterà un lavoro del 2009, «Speak Spanish», in cui Philippe Barbut, Biagio Caravano e Michele Di Stefano collezioneranno un gruppo di danze locali e folkoristiche, riunite sotto il tema di un viaggio immaginario. Grande attesa per la prima nazionale dell'artista sudafricano e di adozione francese Steven Choen, che presenterà in prima nazionale all'Out Off, sabato 27 marzo, due video («Cleaning time» e «Made in South Africa») e un performance («Chandelier»): ebreo, omosessuale, il suo lavoro è sempre spinto dalla volontà di far luce sulle tematiche sociali generalmente escluse dalle coscienze degli individui.

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