Sviluppo sostenibile e le utopie degli ambientalisti

Franco Battaglia

Chi in questi anni ha avuto l’occasione e la pazienza di leggermi, troverà che non ho mai scritto «sviluppo sostenibile». Neanche una volta. La ragione è presto detta: «sviluppo sostenibile» è un’antinomia, una contraddizione in termini, un paradosso, un ossimoro. Ditelo come volete. A me piace dire che «sviluppo sostenibile» è locuzione priva di significato.
Sviluppo significa crescita, e va bene. Quanto a «sostenibile», significa «durevole nel tempo». Ma è possibile una crescita durevole nel tempo? La risposta è no. Consideriamo, ad esempio, la crescita demografica. Può essere sostenibile? Siccome la nostra Terra è un sfera, la sua superficie è finita (100mila miliardi di metri quadrati di terre emerse) e potrà ospitare solo un numero finito di abitanti. Quanti? Facciamo 6mila miliardi, anche se è un numero inaccettabilmente elevato: significa avere - su tutte le terre emerse - 6 individui ogni 100 metri quadri (oggi Manhattan ne ha 6 ogni 240 mq e Roma ne ha 6 ogni 800 mq). E significa anche un fattore 1000 rispetto alla popolazione mondiale di oggi. Chi ha problemi con l’aritmetica è portato a credere che 1000 sia un fattore enorme e irraggiungibile. Senonché, se la popolazione crescesse al ritmo costante dell’1 per cento all’anno (oggi la crescita è maggiore) è l’aritmetica a dirci che fra 700 anni saremo, appunto, 6mila miliardi.
Se - avendo poca dimestichezza con l’aritmetica - 700 anni dovessero sembrarvi un tempo lontano e pensaste che, dopo tutto, stiamo oggi occupando «solo» l’1 per mille delle terre emerse, vi propongo di immaginare di essere un batterio che, messo, solo, dentro una bottiglia alle 23.20, si duplica ogni minuto, finché, alla mezzanotte, la bottiglia è piena e i batteri muoiono. Chi di voi si sentirebbe mancare lo spazio vitale quando la bottiglia è ancora per il 96 per cento vuota? Probabilmente nessuno. A meno di esercitare un po' d’aritmetica e apprendere che questa circostanza si realizza a soli cinque minuti dalla mezzanotte. Supponete ora che a due minuti dalla mezzanotte (la bottiglia è ancora per il 75 per cento vuota) un batterio scopre tre altre bottiglie vuote. Una colossale scoperta? Sì, ma vediamo. Si avranno migrazioni da una bottiglia all’altra, ma a mezzanotte la prima bottiglia sarà del tutto piena, a mezzanotte e un minuto si colma la seconda, a mezzanotte e due minuti si colmano le ultime due. Fine.
Ebbene: che ora sarebbe qui sulla Terra se a mezzanotte saremo 6mila miliardi? La risposta è: se la popolazione crescesse al ritmo costante dell’1 per cento l’anno (un ritmo più lento dell’attuale), allora mancano 10 minuti alla mezzanotte; e fra 350 anni, quando avremo occupato solo il 4 per cento delle terre emerse, mancheranno 5 minuti alla mezzanotte. Vediamo, allora, che lo sviluppo demografico non può essere sostenibile: verrà il momento in cui - ci piaccia o no - il numero di morti uguaglierà quello dei nati e la crescita demografica si arresterà. Come avverrà quell’arresto è un’altra faccenda. Ma avverrà: ce lo dice l’aritmetica. Quanto detto vale anche, ad esempio, per il petrolio, il cui incremento di produzione finirà perché finita è la Terra. Insomma, nessuno sviluppo fondato su risorse finite può essere sostenibile.
Eppure, Verdi, Wwf, Legambiente, e altri vari e fantasiosi individui insistono col pretendere uno sviluppo sostenibile. Che fare? Noi uomini abbiamo a disposizione due vere grandi risorse. La prima è l’energia, e per ottenerla faremmo bene a smettere di bruciare il prezioso petrolio (ché siamo già a 4 minuti dalla mezzanotte) e utilizzare la tecnologia nucleare odierna. La seconda grande risorsa sarebbe il nostro cervello. Ma solo se dimostriamo di saperlo usare. Ad esempio, imparando l’aritmetica e adoperarlo per sbarazzarci, il più velocemente possibile, dei Verdi e degli ambientalisti del mondo.