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Le svolte di Bob Dylan elettriche anche a 4 ruote

Le svolte di Bob Dylan elettriche anche a 4 ruote
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Meno male che Bob Dylan c'è. In mezzo a un triliardo di spot tutti uguali, pardon, di spot con le musiche tutte uguali, una marea di "commercial" in tv o sul web nelle quali cambia solo il produttore ma nient'altro, stessi slogan, stesse note, insomma in mezzo a questa poltiglia incolore c'è una "pubblicità", come dice ancora chi ha l'età di Dylan, che la noti subito perché è diversa da tutte le altre. Dunque, una famosa casa automobilistica, quella con i quattro anelli come simbolo, ha scelto il video di Bob Dylan che al Festival di Newport nel 1965 fa la cosiddetta contestatissima "svolta elettrica". Fino a quel momento era stato il messia del folk acustico. Lì impugna una Fender Stratocaster e stravolge Maggie's farm, pezzo ispirato da una canzone di Pete Seeger che è una critica all'alienazione del capitalismo nei confronti della classe operaia, un po' marxista, un po' qualunquista. Avete presente Charlie Chaplin alla catena di montaggio di Tempi Moderni nel 1936? Ecco, più o meno. Ma, al netto del paralellismo, conta che quell'esibizione fu uno dei momenti simbolici della musica leggera nel Dopoguerra. Quindi l'agile copywriter si è inventato lo slogan: "Quando Bob Dylan collegò la sua prima chitarra elettrica, non aggiunse solo elettricità; aggiunse più forza al suo patrimonio. E così abbiamo fatto noi". Per rendere convincenti gli spot ci vuole un'idea, e va bene. Ma dietro l'idea spesso ci deve essere una storia. In questo caso ci sono entrambi e la famosa casa automobilistica fa bingo. Ma anche Bob Dylan, monumentale cachet a parte, porta a casa il proprio tornaconto da venerato maestro perché lui con gli spot ci gioca. Ha prestato la musica a tanti, spesso non proprio in linea con il proprio repertorio, come Google, come Apple, come addirittura Victoria's Secret. È il suo modo dissacrante di essere libero da tutto, persino dai propri testi. Dopotutto conta il messaggio, non il messaggero.

Forse anche la famosa svolta elettrica non fu così sgradita al Festival, forse il pubblico fischiava perché l'audio era scarso e si sentiva male, ma è diventata comunque uno dei simboli della rottura con il passato. Un simbolo così presente da benedire un'altra svolta che suona altrettanto elettrica.

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