Il «Taglio orizzontale» di Zeus che affascina le procure italiane

L'opera «prima» del magistrato Carmelo Azaro, edito da Pironti. Un romanzo corposo, che si legge però tutto d'un fiato coinvolgendo il lettore con i suoi richiami colti e un intreccio che va al di là del genere, sapendo cogliere nelle profonde pulsioni di vita, amore e morte

Un fantasma si aggira da tempo negli uffici giudiziari italiani. Si acquatta dentro i faldoni, sotto le scrivanie, all'interno delle ingarbugliate matasse delle indagini. E' il fantasma, anzi il mito del «camillerismo», ovvero del «montalbanismo» (dal noto commissario della serie televisiva) e, da ultimo, del «carofiglismo». Non sono affatto cattive parole. Tale e tanta l'umanità che trasuda dalle carte giudiziarie, che è fin troppo difficile resistere, per chi la sappia cogliere.
Nomi, luoghi, circostanze offerte dalla realtà che, come si sa, supera sempre di gran lunga la fantasia. Così sono in tanti, magistrati inquirenti o giudicanti, che sognano a occhi aperti le gesta rese celebri dai romanzi di Camilleri, il suo sapiente tocco linguistico, oppure i serrati intrecci psicologici narrati da Carofiglio, procuratore in terra di Puglia e oggi senatore della Repubblica.
Qual è il difetto di questi esperimenti letterari, classici libri da cassetto? Che spesso l'autore non sia in grado di traslitterare dalla realtà alla finzione letteraria: in altre parole che non abbia la capacità di adattarsi al mezzo linguistico, nonostante l'ottimo materiale che la realtà giudiziaria abbia da offrire.
Vizi e difetti che non colpiscono Carmelo Azaro, magistrato di origine siciliana in forza al Tribunale di Roma da anni, e la sua «opera prima», edita da un editore chic quale Tullio Pironti: «Taglio orizzontale» (527, 21 euro). Un romanzo che, nonostante la mole, si legge tutto d'un fiato e riesce a colpire nel segno, mescolando in un sapiente gioco tra intreccio «giallo», riferimenti letterari e risvolti psicologici. Cercando il colpevole, il lettore si trova a volte sbalordito, altre volte affascinato, talora persino frastornato, in tanto fragor d'armi. Forse persino troppo, difetto che si perdona volentieri a un "dilettante" così provvisto di talento come Azaro.
La storia si svolge in una cittadina della provincia toscana, dove l'omicidio di una nobildonna non solo sconvolge gli assetti sociali, ma finisce per coinvolgere anche personalmente un magistrato che ha deciso di raccontarsi per far emergere la propria verità. La storia si dipana così tra emozioni e memoria, che è poi la stessa cosa, e apre il sipario su scenari inconfessabili. Si finisce per arrivare alla scoperta di un crimine orrendo, dietro il quale si muovono ombre organizzate dal Potere (forse troppo banale il complotto del Potere, rispetto alla struttura del romanzo). Ma del libro si apprezza anche altro: gli escursus nella mente e nel cuore dei protagonisti, il ricordo di una Sicilia dell'interno, degli anni Sessanta, con i suoi miti e riti, tabù e saperi.
Lo strozzamento di Elvira Azzalori Randini, una donna dalla vita sregolata, spaventata e attratta da richiami ancestrali, porta all'improvvisa sparizione di una bambina. L'indagine, insieme al movente e ai responsabili del delitto, conduce a una serie di immagini negate, echi di antichi rimorsi, verità parallele. Eumenidi o Erinni? In ogni caso fantasmi del passato, che riprendono corpo e si incrociano con la suggestione provocata nel magistrato dall'eccezionale personalità della vittima, con cui egli finisce per confondersi, in un groviglio che, secondo la metafora del Convito platonico, rinvia all'unità originaria delle loro vite, tagliate orizzontalmente, invece che verticalmente, dalla spada di Zeus.
Il Taglio orrizontale, con la sua bella ma inquietante copertina, è un libro pieno di soprese, richiami a miti antichi, espressione della vita moderna, un grande romanzo psicologico, e analitico. I personaggio si sdoppiano, si perdono e si riapropriano della propria personalità. Il grande vantaggio sono il linguaggio chiaro che aiuta il lettore a non perdersi negli intrecci degli intrighi, ed il fatto che l'autore non cede all'usanza di tanti autori contemporanei che lasciano troppi dubbi, alla fine. Un solo dubbio corre l'obbligo di segnalare all'autore: se un crudele ma efficace editing non potesse rendere il romanzo davvero perfetto, riducendo la sterminata mole di pagine (un difficile impatto per qualsiasi lettore) e scongiurando il deprecabile "camillerismo" di maniera, con le espressioni siciliane (spesso neppure tradotte) lasciate scivolare qua e là, come segno di una superiore "sicilianitudine" non sempre apprezzabile.
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