Carte da gioco o strumento divinatorio? Simboli di sapienza ancestrale o paccottiglia occultistica? Archetipi universali o esche per gonzi? I Tarocchi sono un po' di tutto questo e, forse, anche qualcosa di più, a leggere il sontuoso librone illustrato Il grande libro degli Arcani (Mondadori-Electa pagg. 512 euro 30) scritto da Sebastiano Fusco e approdato da poco in libreria, che promette e mantiene- di svelare le simbologie e le interpretazioni dei Tarocchi raccontandone la storia.
Per chi non lo sapesse, l'autore, pur essendo uno dei maggiori cultori italiani di fantascienza e di letteratura fantasy e horror, ha una formazione assolutamente rigorosa, con tanto di laurea in ingegneria e una carriera giornalistica nel settore scientifico, qualità che ne garantiscono l'assoluta serietà, come si vede da questo puntuale saggio. Nati come gioco di carte anche se c'è chi li ritiene una trasposizione indiana del gioco degli scacchi- cominciano a circolare in Europa verso la fine del Trecento, anche se i primi mazzi completi arrivati fino a noi risalgono all'inizio del Quattrocento testimoniando come si siano trasformati da trastullo popolare a passatempo delle corti rinascimentali.
Ecco perché, nel XV secolo i nobili affidarono ai più rinomati pittori del loro tempo la realizzazione di mazzi che sono delle vere opere d'arte, come quello fiorentino di Giovanni dal Ponte, quello milanese di Bonifacio Bembo, a cui si aggiunsero i cosiddetti Tarocchi Visconti-Sforza, quelli estensi di Cosmè Tura, fino alla cinquantina di incisioni dette Trionfi realizzate dalla bottega del Mantegna ricche di riferimenti alle divinità pagane.
È proprio dell'Umanesimo, infatti, il rinnovato interesse per la sapienza antica, tornata in Occidente dopo la caduta di Bisanzio, sapienza che non è sempre attinta dai libri ma viene spesso ispirata dalla contemplazione di immagini, come dimostrano le molte bellissime opere alchemiche composte esclusivamente da illustrazioni simboliche, come il Mutus Liber o lo Splendor Solis, utili ad attivare -scrive Sebastiamo Fusco- sul fondo della coscienza quella componente profonda della nostra psiche che non fa appello alla comunicazione verbale, bensì a quella visiva.
E così, dai giochi di carte più o meno aristocratici siamo arrivati all'utilizzo dei Tarocchi come mezzo di conoscenza e introspezione: le immagini degli Arcani Maggiori e i significati attribuiti agli Arcani Minori hanno assunto, almeno nella tradizione europea, un intenso potere evocativo che aiuta il postulante -cioè colui che interroga le carte- a ottenere e poi decifrare una risposta emersa dalle profondità del cuore, centro emotivo e spirituale dell'uomo.
I 22 archetipi rappresentati dalle carte, dall'Eremita alla Torre, dagli Innamorati al Bagatto, dal Diavolo alla Stella fino al Mondo non sono sicuramente, come ritenevano gli occultisti dell'Ottocento, i frammenti del Libro di Thot, compendio della sapienza occulta degli antichi Egizi, ma rappresentano sicuramente un efficace strumento per approfondire i nodi inconsapevoli della realtà. Stiamo parlando di Misteri precristiani e di esoterismo pagano? Non necessariamente: intanto, va ricordato che i Padri della Chiesa avevano riservato al misterioso Ermete Trismegisto un posto d'onore tra i profeti e i saggi pagani, come contemporaneo di Mosè e padre primordiale della saggezza greca.
Poi, tornando tra i nostri contemporanei, non va dimenticato che il grande teologo cattolico Hans Urs von Balthasar redasse una dotta e impegnativa introduzione alle Meditazioni sui Tarocchi, scritte da un anonimo ermetista cristiano, nella quale sottolinea la dottrina paolina secondo la quale gli elementi del mondo, le Dominazioni, le Potestà ed i Principi di questo mondo sono riconosciuti nella realtà e nella loro competenza, ma, tuttavia, tenuti sotto il giogo di Cristo ne precedono il carro trionfale. Carro, che, possiamo aggiungere, è rappresentato dal VII Arcano maggiore, il cui senso tradizionale è vittoria, trionfo, riuscita.