Al tavolo dei lunghi coltelli Moratti non porta regali

Al tavolo dei lunghi coltelli Moratti non porta regali

Caro Seedorf, domenica sera col Chievo, è arrivata la sua prima panchina in campionato: come l’ha presa?
«Non amo la panchina, non sono abituato, in passato è successo per risparmiare energie in vista di altre sfide. La gente deve sapere che finché mi sento in forze fisiche e mentali, anche una panchina è troppo».
Ma a giugno scorso, prima di firmare il rinnovo, non aveva detto che voleva un chiarimento con Allegri?
«Sì, lo dissi ma poi le mie parole avevano creato casino e decisi di firmare al volo».
Il Milan di questi giorni è diventato una macchina da gol: come mai?
«La spiegazione è semplice: dopo lo scudetto, c’è più convinzione, più consapevolezza. Ci conosciamo meglio, i nuovi non sono più nuovi e il gioco scorre fluido. Poi verranno i giorni neri, come all’inizio del campionato».
Su Milan-Barcellona è fiorito un dibattito: considera la prova, un punto di partenza come Allegri o insoddisfacente come sostiene qualche critico?
«L’avevo detto prima: sono curioso di vedere come faremo dinanzi ai più forti del mondo. E adesso dico: qualche possibilità di vincerla l’abbiamo avuta, siamo riusciti a mettere in crisi il Barcellona, abbiamo mostrato il nostro valore, i nostri mezzi. Non credo che ci siano in giro molte squadre capaci di fare i gol che abbiamo fatto noi al Barça».
Siete allora quasi vicini ai migliori, come sostiene Galliani?
«Due sono le differenze che scavano il fossato tra una grande squadra e una normale: le motivazioni e la cura del dettaglio. Cosa possiamo rimproverarci noi? Il terzo gol dei catalani, ad esempio, poteva essere evitato. Solo uno come Messi può infilare il pallone, così preciso al centimetro, in quel varco. Noi dovevamo sapere che Messi l’avrebbe infilata in quel corridoio e magari fare uno scatto in più per chiudere quel varco».
Champions più vicina o più lontana in questa stagione?
«La mia risposta è: niente è impossibile. Nel 2004 ha vinto il Porto e un Milan stratosferico non è arrivato in finale. Stesso destino per il Real Madrid dei galacticos. Noi del Milan siamo arrivati in cima all’Europa nel 2007: quel risultato inaspettato ci diede solidità»
Esiste un segreto per spiegare il Barcellona attuale?
«Il Barça gioca alla spagnola, come l’Ajax in Olanda. Giocava così anche quando ero al Real. Non è cambiato lo stile, è cambiata la resa. Pensate al famoso possesso palla: del suo 60%, una parte è riservato solo a difensori e al portiere. Oggi vince perché ha trovato un gruppo dotato di grandissimo talento che esalta le qualità di fondo. Io ho fatto una esperienza diversa: sono andato in giro per l’Europa e ho capito che si può vincere anche in un altro modo».
Che differenza c’è tra il Milan di Atene e quello attuale?
«All’andata eravamo solo in due i reduci di Atene, io e Nesta: è un altro Milan, l’attuale, pratica un altro calcio, si deve ancora fare. Il Milan di Ancelotti arrivava al gol attraverso il palleggio e il possesso palla, questo è più compatto e più solido, specie in attacco».
Cosa dice a Ibra quando lo vede arretrare e finire nella sua zona?
«Se arriva dove gioco io, lo mando via! Battuta a parte, io e lui discutiamo spesso di calcio: secondo me se lui sta in area è devastante, perché ha tutto, 90 chili di peso, tecnica, dribbling e tiro. È troppo giocatore per fare punta e basta ma quest’anno va in giro meno di prima e infatti segna qualche gol in più».
Cosa manca a Pato per diventare un numero uno?
«Da quando gioco io, ogni anno è utile per fare un passo avanti: così sarà per lui. Vedete cosa è successo a Milanello con Cassano: il lavoro quotidiano dello staff tecnico gli ha permesso di ottenere un rendimento mai toccato prima».
Cosa pensa di Thiago Silva promosso capitan futuro a dispetto della tradizione che puntava sull’anzianità?
«Il futuro è quello, è chiaro da tempo. E il Milan fa benissimo a tenersi stretto Thiago e a farlo giocare fino a 40 anni. Non ne sapevo niente: ha scelto il club».
Caro Seedorf, lei ha dato un bel contributo al successo dell’Expo: pensa ancora di lavorare per Milano in futuro?
«Milano è nel mio cuore e in quello della mia famiglia. Se ci sarà bisogno di me, sarà a disposizione per un contributo. Nel frattempo ho già dimostrato la mia attenzione verso Milano: qui ho dato inizio ad alcune attività, qui ho investito i miei guadagni, qui ho dato lavoro ad alcune persone. E penso che, proprio in vista dell’Expo, ci saranno nuove, grandi energie da sprigionare».
Guardiamo al duello per lo scudetto: con chi dovrà fare i conti il Milan?
«Basta dare un’occhiata alla classifica attuale per non sbagliarsi. Non credo ci possano essere defezioni da qui ai prossimi mesi. Chi ha più fiato, arriverà al traguardo».
Dica la verità: ha nostalgia del ruolo di trequartista? E Boateng in quel ruolo che futuro ha?
«La scelta è dell’allenatore e io non intervengo, Boateng sta facendo progressi, può migliorare sempre. Io sono sempre contento se gioco e gioco dove servo alla squadra, non vivo di nostalgia».
Galliani ha ripetuto che anche quest’anno i rinnovi si faranno ad aprile...
«Io non mi sono mai sentito in ballo e aspetto la fine di aprile solo per vedere se siamo riusciti ad arrivare alla finale. Quella è la sfida vera».
Si aspetta il ritorno di Berlusconi da presidente a Milanello?
«Non c’è niente di più bello che il padrone di casa che apre la porta agli ospiti. Potremo godere della sua passione per il calcio».

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