Non è esattamente il cortile di casa, ma poco ci manca. Enrico Bertolino è un milanese senza se e senza ma, e nel Cortile delle Armi del Castello Sforzesco può dire di giocare in casa. Non solo: ci è già passato negli anni scorsi e, se proprio deve pensare a una situazione poco confortevole, deve andare con la fantasia secoli addietro: «Diciamo che se fossi stato un comico di corte ai tempi degli Sforza mi avrebbero fatto fuori subito. Solo col tempo alcuni re, come ad esempio Silvio Berlusconi che in questo era abilissimo, hanno saputo gestire l'irriverenza dei comici a proprio vantaggio. Alla fine facevano tutti il suo gioco». Domani, venerdì 24 luglio, nel cartellone di «Estate al Castello» tocca a Enrico Bertolino con il suo show «Una serata di ordinaria ironia», mix sapiente di comicità, musica dal vivo e canzoni con una citazione cinematografica: «Il titolo evoca 'Un giorno di ordinaria follia', quel film anni '90 nel quale - spiega Bertolino - un Michael Douglas esasperato dall'ennesimo ingorgo nel traffico metropolitano molla l'auto e si trasforma in pericolo pubblico. Ecco, la mia morale è che l'ironia ti salva dall'esaurimento. Anzi, posso dire che con l'età ho maturato due sentimenti opposti: intolleranza per le cose, massima tolleranza per le debolezze umane. Lo show è un viaggio nelle intolleranze e nelle rotture di maroni, che a Milano sono ben conosciute». Partendo, anche in questo caso, da molto lontano: «Milano, lo sanno tutti, viene dal latino: Mediolanum, terra di mezzo. Talmente in mezzo ai maroni che ci passavano tutti. Giulio Cesare per andare a conquistare le Gallie che fa? Passa di qui e si ferma pure, perché ai tempi gli autogrill non c'erano e vuoi non fermarti prima delle Alpi? Poi passano gli spagnoli, che ci lasciano la peste e le mura, poi i francesi, che ci ciulano le opere d'arte ma ci lasciano i cimiteri, che in città non c'erano. Infine, gli austriaci che ci lasciano la cotoletta e i numeri civici».
Il racconto delle intolleranze porta al confronto tra nati analogici e nati digitali («dopo la pandemia i giovani hanno preso il volo e noi siamo rimasti indietro»), all'IA usata anche per completare le parole crociate, alle app per gestire tutto dalla cena al parcheggio («c'è anche la app che ti ricorda, se sei rimbambito, dove sei esattamente e, nel caso avessi bisogno, puoi chiamare il 112»), alla dittatura del padel, al cambiamento climatico: «Mio padre commenta Bertolino - non ha mai tolto maglietta e pancera, anche se c'erano 40 gradi. Diceva: me moevi no e non sudo. Stava all'ombra sul balcone e si metteva a contare le auto che passavano sotto. Come mai non passa mai una Ford?, diceva. Aveva capito tutto: uscire e sudare per fare la movida non aveva senso».
Dal quartiere che non ha mai lasciato, la sua Isola, Enrico Bertolino guarda alla Milano con ironia tagliente e allo stesso tempo un affetto che risuona in ogni parola, in italiano in dialetto milanese, che pronuncia: «Da Isola non me ne andrò mai, anche se è cambiata tanto negli anni, si è infighettata dice il comico Ho visto molti angoli del mondo, ma poi torno sempre qui. Mia figlia è come me: è nata in Brasile ma non levatela dall'Isola. Mio fratello vive a 700 metri da me. I Bertolino restano, non si muovono da qui».
Sui progetti futuri, Enrico Bertolino ha un'agenda già fissata: «In tv gli appuntamenti sono con 'Only Fun' sul canale Nove e 'Zelig' su Canale 5, in teatro ho sempre il mio Instant Theatre: l'attualità mi viene in aiuto e poi c'è la banda di musicisti guidata dal trombettista Raffaele Kohler che mi supporta».
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