è appena diventata ballerina solista della Scala. Ha vinto un concorso internazionale ed è solo l’ultimo traguardo di questa giovane donna di ventiquattro anni che ha indossato il primo tutù quando ne aveva quattro. Al rientro dalla pausa estiva sarà Myrta in «Giselle».
Come ci si sente a essere una ballerina solista della Scala?
«Entusiasta, grata e molto emozionata per la stagione che verrà e per tutte le altre. Il ruolo di Myrta è importante e difficile, richiede impegno e tanta testa. È veramente tosto a livello tecnico e anche di resistenza, di fiato. Myrta è la regina delle Villi, è il contrario di Giselle. Per me “Giselle” è il balletto più bello da fare, nel 2022 sono stata una delle Villi. Essere Myrta, che è molto autoritaria e potente è ancora più bello: non vedo l’ora di entrarci dentro e sentire le sue emozioni. È molto difficile a livello interpretativo, devi entrare nei panni di una donna che gestisce tante donne morte. È la prima volta che lo faccio».
Vede qualcosa di sé nel personaggio di Myrta?
«Lei cerca vendetta per tutte le donne morte per colpa di un uomo. Fa ballare gli uomini fino all’esaurimento... Rivedermici dentro no. Forse mi rivedo in lei perché è forte di carattere e sa quello che vuole. Imparerò tantissimo da Myrta».
Si impara anche a livello umano dai personaggi che si recitano e si danzano?
«Ho fatto la regina delle Driadi in don Chisciotte e mi ha insegnato un po’ a sognare, mi piaceva molto perché è eterea, molto dolce, buona, soave, calma. Ho imparato a essere più dolce, anche con me stessa. Ora sarà bello vivere l’altra parte».
Com’è diventata ballerina?
«Vengo dalla periferia di Roma e in famiglia da me nessuno ballava né aveva a che fare con la musica, ma da bambina mi sono sempre mossa, ballavo. Mia madre l’ha notato e ha deciso di iscrivermi in una piccola scuola vicino casa quando avevo quattro anni. Loro si sono accorti che c’era molto di più, che si poteva costruire qualcosa con me. A unidici anni la mia insegnante mi ha detto di provare ad entrare alla scuola del balletto di Roma. Mi hanno messo subito nei corsi avanzati perché avevano visto qualcosa in me anche se non avevo tecnica. Giulia Rossitto, ballerina della Scala, la mia insegnante, diceva che non sapeva come fare con me. Con il lavoro sono migliorata molto, finché nel 2017 mi hanno detto di fare il provino per la scuola di ballo della Scala dove nel 2018 sono entrata».
Detto così sembra tutto facile. Ma quali sacrifici richiede una vita da ballerina della Scala?
«I sacrifici sono tanti, perché vai via da casa giovane, si lasciano gli amici e la famiglia alle spalle. Ho lasciato mio fratello che per me era una cosa impensabile. È un grande passaggio per una ragazza giovane, ma dentro questa vita non li avverti i sacrifici perché sento che dovevo fare questa strada. Me la sono goduta».
Il momento più difficile?
«All’inizio, ma l’Accademia mi ha accolto benissimo. Olivieri, il direttore, mi ha accolto benissimo. Non mi sono mai sentita fuori luogo. Era una casa, stavo bene con i miei compagni, con gli insegnanti. Sembra egoista dirlo, ma la mancanza l’hanno subita soprattutto i miei. Io ero super concentrata, è stato tutto goduto».
Che cosa ha provato con il primo tutù?
«Avevo quattro anni, ho ancora la foto a casa, con i calzini antiscivolo, neanche con le scarpette. È partito tutto da lì».
Scusi la domanda indiscreta, ma come va in amore? Si riesce a conciliare con la danza?
«In questo sono stata fortunata perché il mio fidanzato è in teatro, è un ballerino della Scala e ci siamo conosciuti in Accademia. È iniziata come un’amicizia, poi le amicizie si trasformano in altro o forse non è mai stata un’amicizia. Adesso sono cinque anni: viviamo lo stesso campo e ci sopportiamo l’un altro. I concorsi, le audizioni, sono difficili. È bello potersi capire».
Qual è il suo sogno? Diventare un’étoile?
«Andare avanti, da qui costruire mattone per mattone e crescere sempre di più. Migliorarmi, sempre. Non perderò l’obiettivo e diventare un’étoile è l’obiettivo di tutti. Ma una cosa alla volta, piano piano andiamo avanti».
Film e libro preferiti?
«Ho visto “Odissea” e mi è piaciuto da morire. Non sono una grande lettrice, mi piacciono i romanzi, ma preferisco vedere film».
Chi è il suo modello di ballerina?
«Sylvie Guillem perché è meravigliosa, ha una tecnica fortissima, linee da sogno e una fisicità che poche ballerine hanno».
Che cosa mangia per mantenersi in forma?
«Sono una buona forchetta, non mi limito in niente. Il corpo è importante ma vengo da una famiglia che cucina tanto e mi piace mangiare. Preferisco il pesce e il mio piatto preferito è il risotto alla crema di scampi. So anche cucinare, mi piace sperimentare e provare nuove ricette».
Quanto dorme?
«Ci sono giornate in cui vado a letto alle 10,30 o alle 11 massimo per fare otto ore di sonno. Quando ci sono gli spettacoli purtroppo si va a dormire verso l’una, ma cerco sempre di riposare. E quando non ballo provo sempre a liberare la testa, uscendo un po’, facendo passeggiate a Milano quando non è troppo caldo né troppo freddo, andando a bere un caffè o al cinema».
Da romana che impatto ha avuto con Milano?
«Da romana Milano mi piace, anche se Roma è Roma, perché è casa. Venendo da una grande città non mi ha messo paura né timore. Milano è movimentata, frenetica, attiva, è sempre sveglia, mi piace per questo. E perché c’è la Scala».
Che cosa non le piace di Milano?
«Forse il tempo. D’inverno il sole manca tanto. Ma sono belle anche la nebbia e la pioggia».
