«Non si sa come» è l’ultima commedia di Pirandello, scritta nel 1934, in un momento particolare della sua vita professionale: stava preparando il «Convegno Volta» con la partecipazione di studiosi provenienti da tutto il mondo, attendeva la conferma del Premio Nobel, aveva interrotto «I giganti della montagna», ed era molto arrabbiato per l’insuccesso della «Favola del figlio cambiato», musicata da Malipiero. Gli venne in mente di scrivere un testo sconcertante e insolito che avesse, come tema, non un adulterio borghese, fatto di corteggiamenti e di passione, bensì un adulterio avvenuto, non si sa come, a dimostrazione che nella vita possano accadere delle cose assurde, irrazionali, irresponsabili. Ricordo alcune messinscene esemplari, quella con la regia di Luigi Squarzina, con Alberto Lionello, quella con la regia di Gabriele Lavia, con Umberto Orsini. Queste edizioni fecero dimenticare l’accusa di troppa letterarietà che venne attribuita al testo, dopo la prima del 1935, con Ruggero Ruggeri. Vorrei segnalare, per ricordare Sebastiano Lo Monaco, morto recentemente, la sua versione ambientata sulla tolda di una nave. La trama è molto semplice, ma non certo meno complessa, si tratta dell’adulterio consumato dal conte Daddi con Ginevra, moglie del suo migliore amico, adulterio avvenuto per caso, senza alcuna volontà, senza un corteggiamento. Più che dinanzi a un dramma borghese, ci troviamo dinanzi a un dramma analitico, perché quel «non si sa come» è sfuggito alla ragione, ma non certo alla coscienza, spesso, soggetta a strani impulsi che coinvolgono la psiche e che non hanno bisogno di spiegazioni, ma di cure. L’impulso è una pulsione oscura, nascosto nella nostra interiorità che raccoglie contenuti rimossi. Romeo Daddi ha rimosso persino un delitto accaduto in gioventù, sempre non si sa come, forse in sogno, di cui non si sente in colpa, ma che è riaffiorato nella sua mente in simile occasione. Per Paolo Valerio, Pirandello, in questa sua commedia o dramma, dialoga con la psicanalisi freudiana, cercando di capire come certi impulsi irrazionali condizionino il nostro comportamento e, persino, la nostra coscienza. Si tratta di una tensione mentale che si traduce in una tensione sessuale accompagnata da un senso di colpa.
Romeo Daddi, impersonato da Franco Branciaroli con lucida follia, si chiede come possa avvenire la rimozione della colpa e in che modo possa essere ricostruita la frattura di un ordine, nel nostro caso, etico. Si è parlato, a proposito di «Non si sa come» di «delitto innocente», perché non voluto, o perché compiuto col pensiero, come accade in un testo di August Strindberg: «C’è delitto e delitto», dove un padre è accusato di omicidio solo perché aveva pensato di liberarsi della figlia, per meglio vivere una nuova relazione. Si è proprio colpevoli per un delitto solo pensato?
