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Teatro

Quell’“Accabadora” che in Sardegna accompagna a morire

La storia, tratta dal romanzo di Michela Murgia, affronta il tema del fine vita

Accabadora

«Accabadora», partiamo da qui. Dal titolo dello spettacolo che sarà da oggi a sabato al Teatro Fontana, in via Boltraffio 21, all’Isola, sotto i Chiostri Bramanteschi del complesso di Santa Maria Fontana, gioiello architettonico Cinquecentesco. Tratto dall’omonimo romanzo di Michela Murgia, vincitore del Premio Campiello 2010, riscritto in forma drammaturgica da Carlotta Corradi, diretto da Veronica Cruciani, «Accabadora» è una produzione Savà Produzioni Creative, del 2018. No, non sono passati tanti anni, questo spettacolo è eterno. Soprattutto grazie all’interpretazione di Anna Della Rosa, milanese, classe ’78, una laurea in lettere e un diploma alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi. Attrice studiosa, precisa, composta e profonda, a lei il compito di portare l’attenzione, dal giorno dedicato al ricordo delle anime defunte, sulla parola «accabadora» di tradizione sarda che prende la radice dallo spagnolo acabar che significa finire, uccidere. Siamo nei primi anni Cinquanta, a Soreni, piccolo paesino della Sardegna: nasce la piccola Maria Listru, la Della Rosa, ultima e indesiderata di quattro sorelle orfane di padre. Per necessità viene affidata a Bonaria Urrai, signora benestante che non si è mai sposata. È la stessa Maria a raccontare la sua storia, sola, su una scena vuota, astratta, in uno spazio e tempo definiti solo dalle parole: diviene filla de anima della Urrai, così vengono chiamati «i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità dell’altra». Tzia, come Maria chiama la sua matrigna, è la sarta del paesino: Maria per tutto lo spettacolo si rivolge a lei, un dialogo/preghiera. Pian piano, in un testo poetico e musicale, emergono dettagli e il buio della scena si definisce nella fantasia di ogni spettatore: la Tzia Bonaria è un’Accabadora. Aiuta le persone in fin di vita a morire. Maria cresce nell’ammirazione di questa nuova madre, più colta e più attenta della precedente, fino al giorno in cui scopre la sua vera natura. Sconcertata, decide di lasciare il paese per la grande e lontana Torino, perché lei non sarebbe mai «capace di uccidervi solo perché è quello che volete». «Non dire mai: di quest’acqua io non ne bevo» l’ammonisce l’accabadora.

Per uno spettacolo che allontana dalla quotidianità più stretta e porta, con delicatezza ma con convinzione, a riflettere sui temi che definiscono la nostra vita: nascita, morte, affetti, decisioni. Riparte dal Teatro Fontana il tour che porterà l’«Accabadora» in 16 tappe italiane, fino a Napoli. (teatrofontana.it)

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