Dopo 25 anni ai massimi livelli, nove titoli ATP e il trionfo a Monte Carlo, Fabio Fognini ha voltato pagina. L’ultima partita, a Wimbledon contro Carlos Alcaraz, ha chiuso una carriera vissuta sempre al massimo, tra talento, carattere e qualche inevitabile eccesso.
Oggi quella stessa mentalità competitiva trova nuovi terreni: la famiglia, la televisione e soprattutto l’imprenditoria, con un progetto nel settore dell’healthy food. Per Fognini, del resto, passare dal campo al mondo degli affari non significa cambiare completamente gioco: disciplina, obiettivi e capacità di reagire alle difficoltà sono gli stessi principi che lo hanno accompagnato per tutta la carriera.
«Mi manca la competizione»

Che cosa le manca maggiormente del tennis?
«Sicuramente la competizione, con tutta l’adrenalina che comporta. Sono molto competitivo in tutto quello che faccio». I viaggi, invece, non gli mancano. «Per tanti anni ho vissuto con una valigia in mano: Miami, Monte Carlo, Barcellona, Madrid… A un certo punto quella routine aveva iniziato a pesarmi». Quella sfida con Alcaraz a Wimbledon resta però un ricordo speciale. «Quando ci penso mi chiedo: “È già passato più di un anno?”. Il tempo è volato. È stata una partita che ricorderò sempre».
«Sinner ha una forza mentale da campione»
Fognini guarda con orgoglio al nuovo tennis italiano e soprattutto a Jannik Sinner. «È sempre bello sentirsi dire di aver lasciato una traccia. Oggi il tennis italiano è conosciuto in tutto il mondo».
Di Sinner lo ha colpito soprattutto una qualità. «La forza mentale. Ricordo di aver giocato contro di lui quando era giovanissimo. Quando uscì dal campo dissi: “Se questo ragazzo cresce così, prepariamoci... (Aveva circa 16 anni)». Poi aggiunge: «Mi colpisce il modo in cui affronta le sconfitte. Non cerca scuse. Dice: “Ho servito male, la prossima volta dovrò servire meglio”. Riconosce l’errore e pensa subito a come migliorare. Questo è un atteggiamento da campione».
«Ero Fognini, ero fatto così»
Il carattere è stato un limite o una forza?
«Entrambe le cose. Io non potevo essere diverso. Ero Fognini, ero fatto così. Per arrivare tra i primi tre o cinque del mondo non volevo piacere agli altri. Non mi interessava. Scendevo in campo per essere me stesso».
Con il tempo è arrivata anche la consapevolezza.
«Il mio atteggiamento, a volte un po’ sopra le righe, mi ha portato a inciampare parecchie volte».
E oggi rivedrebbe le sue partite?
«No, non ho più rivisto l’ultima. A Ballando ho guardato soltanto alcuni highlights, perché provavo un po’ di nostalgia. Però ricordo benissimo le giocate e i momenti difficili».
Flavia, i figli e la vita di famiglia
Fuori dal campo ci sono tre figli e una moglie che conosce bene il mondo del tennis: Flavia Pennetta.
Che marito è Fognini?
«Questa è una domanda difficile, molto difficile…».
Poi scherza: «Flavia ha vinto un torneo molto più importante del mio, cavolo!».
Il riferimento è allo US Open conquistato dalla moglie nel 2015, mentre lui ha vinto il Masters 1000 di Monte Carlo. «Ci prendiamo molto in giro: “Io ho vinto di più”, “io ho avuto il ranking migliore”.. Naturalmente scherziamo. La ammiro molto». E come padre che voto si dà? «È bellissimo. Voglio essere presente. Però, vivendo i miei figli ogni giorno, arrivo alla sera completamente scarico. A volte ho meno pazienza e magari alzo la voce. È un aspetto sul quale sto lavorando».
Da Wimbledon a Ballando
Dalla racchetta alla pista da ballo. Con Giada Lini, Fognini ha conquistato il terzo posto a Ballando con le stelle. «Mi ha messo a dura prova, ma è stata bellissima». La vera vittoria, però, per lui è stata un’altra.
«Il pubblico ha conosciuto un Fabio Fognini che pochi avevano visto. Ho creato un gruppo e un ambiente straordinari».
La rifarebbe?
«Sì, nonostante sia stata molto impegnativa».
Su Giada Lini sorride: «È stata una maestra severa. Nelle ultime due o tre settimane avrei voluto strozzarla!».
Poi il riconoscimento: «Ha tirato fuori il meglio di me. Siamo sempre stati una coppia con il sorriso sulle labbra».

Dal campo al business
È proprio quella mentalità maturata nello sport che Fognini sta portando oggi nella sua nuova avventura professionale. È socio e ambassador di Frankie’s, progetto dedicato all’healthy fast food nato dall’idea del cognato Giuseppe.
«Credo che sport e business abbiano principi molto simili: bisogna lavorare, avere una visione, porsi degli obiettivi e migliorarsi ogni giorno». Una filosofia che, dopo migliaia di ore passate ad allenarsi e a competere, sembra quasi naturale. Anche sul fronte televisivo, per ora, preferisce non avere vincoli. «Non ho voluto prendere impegni fissi perché non mi sento ancora pronto. Però è un’opportunità interessante e penso che arriverà».
Il campo è cambiato, ma la mentalità no. Per Fognini la partita, semplicemente, ha preso un’altra forma.
