Ridicolo no? O meglio, ridicolous, come in inglese di definisce una vicenda tanto assurda da essere grottesca. Eppure vera: ovvero Nick Kyrgios che viene sospeso in via provvisoria dall’International Tennis Integrity Agency dopo essere risultato positivo alla cocaina.
Nella vita bisogna avere pazienza, e non si può dire che Sinner non ne abbia. Quando scoppiò il caso Clostebol, che portò poi all’accordo per una sospensione di tre mesi del campione italiano, Jannik potè fare la conta degli amici e dei nemici. E Kyrgios si mise a capo della fazione avversa, riempiendo gli spazi con interviste, podcast, emoticon di siringhe sui messaggi social, incurante dell’esito dell’indagine nei confronti del Fenomeno Rosso. Doping? No. Semmai disattenzione (e non sua) disse l’ITIA, tesi poi accettata anche dalla Wada. Ma Nick voleva giustizia, la propria; e dunque continuò la campagna contro il suo nemico, mettendo un asterisco per celebrare (si fa per dire) la prima vittoria di Sinner a Wimbledon. Questo, insomma, per ricordare da dove si arriva, cioè da un periodo in cui Kyrgios ha giocato poco e parlato troppo. Poi nella vita, appunto, basta solo aspettare. Ed ecco che insomma arriva la notizia della positività dell’uomo immacolato, dopo un prelievo su un campione fornito il 22 giugno a Maiorca. Risultato: benzoilecgonina, un metabolita della coca. Per carità: siamo garantisti, aspettiamo il ricorso. Ma leggendo le parole via Instagram, non sembra ci sia voglia di farlo: «Ho commesso un enorme errore e me ne assumo pienamente la responsabilità. Chiedo scusa a tutti, soprattutto ai ragazzi che mi seguono: sono profondamente deluso da me stesso». Ovviamente c’è anche un perché («Gli ultimi due anni, segnati dagli infortuni, hanno avuto un enorme peso sia fisicamente che mentalmente accettare di essere vicino alla fine della mia carriera è stato più difficile di quanto avessi mai immaginato. A volte mi sono sentito impotente e solo»), eppure se «niente di tutto questo giustifica ciò che ho fatto», niente giustificava neppure l’accanimento nei confronti di Sinner.
Ma tant’è, anche perché Jannik ora non ha certo tempo di pensare a Kyrgios. Meglio concentrarsi sul ginocchio e sul da farsi: se si dovesse pronosticare oggi la sua partecipazione agli UsOpen sarebbe più no che sì, però c’è tempo ancora una settimana per decidere. Intanto una buona notizia c’è, come ha scritto Nick: «Per i prossimi 28 giorni mi allontanerò dai social media e dalla vita pubblica per rimettermi in sesto. Tornerò una persona migliore». Già: in fondo ci vuole pazienza, si diceva.
