Il boom di Jannik Sinner ha acceso la passione per il tennis anche tra i più piccoli. A raccontarlo è Cecilia Moiraghi, istruttrice PTR del Centro Tennis Garden di Cologno Monzese, che ogni giorno lavora con bambini dai quattro anni in su. Tra racchette, palloncini e primi rovesci, ci spiega perché oggi sempre più piccoli scelgono il tennis e cosa può regalare questo sport ben oltre il campo da gioco.
Negli ultimi anni il tennis sta vivendo una vera e propria rinascita. Quanto hanno inciso i successi di Jannik Sinner e dei tanti campioni italiani ai vertici della classifica?
"Moltissimo. Da quando Sinner ha iniziato a vincere abbiamo percepito un entusiasmo completamente nuovo, soprattutto tra i bambini. È la fascia d'età più difficile da avvicinare a questo sport e invece oggi tanti arrivano già innamorati del tennis. Io ringrazierò sempre Sinner, perché con il suo modo di giocare, la sua eleganza e la sua passione è riuscito a trasmettere qualcosa di speciale ai più piccoli. Entrano in campo e mi chiedono subito: ‘Maestra, hai visto la partita di Sinner?’. È bellissimo".
I bambini arrivano in campo perché sono incuriositi dai campioni oppure sono soprattutto i genitori a iscriverli?
"È proprio questa la differenza rispetto al passato. Faccio questo lavoro da quando avevo diciotto anni e mi sono sempre specializzata nell'insegnamento ai bambini. Una volta erano soprattutto i papà a portre i figli al campo da tennis. Oggi succede il contrario. Ho un allievo di appena sei anni che arriva accompagnato dal nonno e a casa vuole vedere tutte le partite di Sinner. Prende la racchetta e prova a imitarlo. Quando vedo queste scene mi si riempie il cuore, perché significa che questo campione è riuscito davvero a ispirare una nuova generazione".
Qual è l'età giusta per iniziare?
"Io faccio iniziare i bambini già a quattro anni e a volte anche a tre anni e mezzo. Naturalmente non si parte subito con il tennis vero e proprio. Essendo anche psicomotricista, lavoro prima sulla familiarizzazione con la pallina, sul movimento, sulla coordinazione. Giochiamo con palloncini, palline di dimensioni diverse, palloni grandi. Prima si usa la mano, poi pian piano arriva la racchetta. A quell'età il gioco è lo strumento più importante per imparare".
Molti pensano che il tennis non sia uno sport completo come il nuoto. È davvero così?
"Assolutamente no. Anzi, il tennis sviluppa tantissime capacità. Dal punto di vista motorio insegna la coordinazione, l'equilibrio, il controllo del corpo. Ma quello su cui oggi punto di più è l'aspetto mentale. Il tennis aiuta tantissimo la concentrazione".
In che modo?
"Lo dico anche per esperienza personale. Da bambina ero molto vivace, quasi iperattiva. Il tennis mi ha insegnato a concentrarmi, a canalizzare le energie, a rimanere focalizzata su un obiettivo. Oggi vedo tanti bambini che grazie al tennis migliorano l'attenzione, imparano a gestire le emozioni e acquisiscono sicurezza in loro stessi".
Anche dal punto di vista fisico nota delle differenze rispetto al passato?
"Sì. Oggi arrivano tanti bambini con qualche difficoltà motoria, semplicemente perché fanno meno attività fisica. Alcuni adolescenti mi raccontano addirittura che a scuola non hanno nemmeno la palestra o che educazione motoria viene insegnata da professori di altre materie. Il tennis diventa quindi un modo importante per recuperare coordinazione, equilibrio e consapevolezza del proprio corpo".
Nel calcio spesso si vedono genitori troppo competitivi. Nel tennis il clima è diverso?
"Vorrei dire di sì, ma purtroppo non è sempre così. Ho visto papà litigare, arrivare persino alle mani durante i tornei. Sono situazioni tristissime perché i primi a soffrirne sono proprio i ragazzi, che perdono serenità e concentrazione. La pressione degli adulti può diventare un peso enorme per i ragazzi".
Qual è allora il vero obiettivo di una scuola tennis?
"Il mio obiettivo non è costruire un campione, voglio far innamorare i bambini di questo sport. Voglio trasmettere valori come il rispetto, la costanza, la fiducia in se stessi. Quando un ragazzo perde una partita non penso al risultato, ma a cosa può imparare da quella sconfitta. Anche perdere fa parte della crescita".
Conta di più il talento o l'impegno?
"Per me conta molto di più l'impegno. Il talento da solo non basta. Se un bambino ha voglia di lavorare, di migliorarsi e ama quello che fa, può arrivare molto lontano. Senza passione, invece, anche il talento rischia di spegnersi".
Il tennis viene ancora considerato uno sport d'élite. È un luogo comune?
"In parte sì. È vero che i costi sono aumentati, ma dipende molto dalla filosofia del circolo. Noi del Centro Tennis Garden di Cologno Monzese cerchiamo sempre di venire incontro alle famiglie perché il nostro obiettivo è permettere a più bambini possibile di giocare. Nessun bambino dovrebbe rinunciare a praticare questo sport per motivi economici".
Prima lo sport per eccellenza, soprattutto per i maschietti era il calcio. Ora la situazione è cambiata?
"Sì, parecchio. Mi è capitato spesso di vedere ragazzi che hanno scelto il tennis dopo aver provato il calcio. Io non spingo mai nessuno ad abbandonare uno sport per un altro, ma evidentemente molti trovano nel tennis un ambiente in cui riescono a esprimersi meglio".
Essendo uno sport individuale, il tennis rischia di far socializzare meno?
"No, dipende sempre da come viene insegnato. Io organizzo tantissimi lavori a coppie e di gruppo. I bambini fanno amicizia, imparano ad aiutarsi e a rispettarsi. Il tennis non significa stare da soli: può diventare un luogo dove nascono bellissime amicizie".
Il boom del padel ha tolto spazio al tennis?
"Tra gli adulti sì, almeno per un periodo. Poi molti sono tornati al tennis. Con i bambini, invece, non ho mai visto qualcuno lasciare il tennis per il padel. Magari lo provano, ma poi ritornano sempre sul campo da tennis".
Anche le bambine si stanno avvicinando sempre di più a questo sport?
"Assolutamente sì. Anzi, negli ultimi anni vedo moltissime bambine. Prima erano soprattutto i maschi, oggi il numero si è praticamente equilibrato. È una cosa che mi rende molto felice."
Se dovesse convincere un genitore a far praticare tennis ai propri figli, quale sarebbe il motivo più importante?
"Gli direi che il tennis non insegna soltanto a colpire una pallina.
Insegna a credere in se stessi, ad affrontare le sconfitte, a rispettare gli altri, a non mollare davanti alle difficoltà. Sono lezioni che i bambini porteranno con sé per tutta la vita, dentro e fuori dal campo".