New York e Wimbledon rappresentano due modi opposti di vivere il tennis. A Flushing Meadows il pubblico è parte dello spettacolo: rumore, telefoni, celebrità e influencer trasformano l’Arthur Ashe in un palcoscenico. Il caso del ring light e quello della maglietta di Carlos Alcaraz, diventata virale per il dettaglio dei capezzoli in vista. Sul campo, però, Carlitos è stato eliminato da Ben Shelton dopo una maratona di quattro ore e 28 minuti. Shelton sfiderà Frances Tiafoe, protagonista a sua volta di una rimonta di quattro ore e 38 minuti contro Alex Michelsen. La sfida tra i due americani ha un significato storico: gli USA aspettano dal 2003, quando vinse Andy Roddick, un nuovo campione Slam. Wimbledon, invece, prova a difendere la tradizione: niente corsie preferenziali per influencer e accrediti legati ai follower. Il messaggio è chiaro: prima viene il gioco. New York privilegia lo spettacolo, Londra la misura. In mezzo resta il tennis, che chiede semplicemente di essere guardato, senza trasformare ogni spettatore in protagonista.

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