Premessa: non facciamone un dramma, per favore. Perché noi sportivi da divano siamo così: basta un niente e dimentichiamo la fortuna di avere una nazione di eroi. Per cui può capitare: dopo tre anni non c’è un tennista italiano nei quarti di finale in uno Slam, con l’eliminazione di Luciano Darderi per mano di Zverev restiamo all’asciutto per la prima volta dallo US Open 2023, quando agli ottavi Arnaldi perse contro Alcaraz e Sinner proprio contro il tedesco. Da quel momento è cominciato poi il mondo di Jannik, e gli altri si sono messi in scia.
Detto questo non è forse un caso che ciò succeda nel torneo in cui lui è assente per i noti problemi al ginocchio. Senza il Numero Uno è mancato l’effetto traino, l’esempio da (in)seguire. L’altra faccia della medaglia però è che proprio il buco lasciato dal nostro Leader Maximo sarebbe stato da riempire, e qui si deve fare un’analisi serena. Ovvero che se Darderi e Sonego hanno fatto, per motivi diversi, un ottimo torneo (con Berrettini ormai senza voto e gli altri promossi per la presenza), la bocciatura arriva – oltre per una Paolini in confusione fisica, tecnica e mentale - per Musetti e Cobolli. Diciamolo: Lorenzo aldilà degli infortuni sembra essere involuto, intestardito nello stare due metri oltre la linea di fondo campo quando dovrebbe far valere i suoi (meravigliosi) colpi d’attacco. Flavio invece stona per atteggiamento e tenuta mentale, poco da Top 10: le scenate e i continui litigi con l’angolo sono distruttivi e per questo urgerebbe una soluzione, forse un nuovo punto di vista da aggiungere nello staff. Sicuramente dunque serve un po’ di autocritica, senza drammi. Perché il tennis italiano ha sempre un grande futuro, ma ogni tanto è giusto farsi qualche domanda. E darsi una risposta.
