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È terremoto nel Fli: in lista due indagati

Dopo lo scandalo in Puglia e le dimissioni in Lombardia, bufera anche in Friuli Venezia Giulia dove il Fli ha candidato due indagati. Fini tace

Il presidente della Camera Gianfranco Fini
Il presidente della Camera Gianfranco Fini

Va avanti tutto come se niente fosse. I vertici di routine con Mario Monti e Pier Ferdinando Casini, la compilazione delle liste e la campagna elettorale. Eppure, anche se non lo dà a vedere, Gianfranco Fini è accerchiato dalle polemiche che, di ora in ora, stanno montando tra i futuristi. Dopo il fronte pugliese, dove i militanti hanno accusato il presidente della Camera di aver piazzato i big nazionali azzerando tutta la dirigenza locale, scoppia il putiferio in Friuli Venezia Giulia, dove fioccano una selva di dimissioni per la presenza nella lista per la Camera di Paolo Ciani, coordinatore regionale del Fli, indagato per l’ipotesi di reato di truffa e peculato con altre tredici persone nell’ambito della maxi inchiesta sulla decennale bonifica della laguna di Grado e Marano, costata oltre 90 milioni di euro e che si sta avviando alla sua conclusione con una probabile richiesta di rinvio a giudizio.

Mentre Casini deve vedersela con le accuse di aver garantito un seggio sicuro alla moglie del fratello e al fidanzato della figlia, Fini cerca (invano) di arginare altre polemiche. Le liste dei centristi, insomma, raccolgono più polemiche che consensi. E, per di più, sono attestate sotto il 10% - cifra che non gli garantirebbe nemmeno un posticino alla Camera. Dopo aver digerito l'azzeramento dei futuristi in Lombardia, Fini che la Mancusoha ribattezzato "Fini-to", è finito nell'occhio del ciclone per aver infilato nella lista di Mario Monti il socio di Elisabetta Tulliani. Chiusa questa polemica, quindi, Fini si è dovuto accupare deella dissoluzione del Fli in Friuli Venezia Giulia. Il copione è sempre lo stesso. I coordinatori provinciali di Udine e di Pordenone, nonchè componenti il coordinamento regionale di Fli, rispettivamente Andrea Pertoldeo, assessore comunale a Rivignano del Fiuli (Udine) e Gerlando Sorce, consigliere comunale a Sacile hanno rassegnato le dimissioni. Anche il coordinatore comunale di Udine Marco Specia ha inviato una lettera analoga. Insomma, ora dopo ora si stanno via via dimettendo gran parte dei componenti dei coordinamenti provinciali di Udine e Pordenone. A far scoppiare la polemica è stata appunto la presenza di Ciani in lista. Non solo. Nei giorni scorsi si sono dimessi anche il coordinatore provinciale di Gorizia Alessandro Marega e quello comunale Raffaella Fratepietro per divergenze di scelte politiche per l’appoggio a Monti del Fli. "Avremmo voluto che il Fli fosse più specchiato della moglie di Cesare e che desse una lezione di legalità, moralità e trasparenza. Nessuno di noi ha cercato un posto al sole il nostro gesto è un gesto di assoluta trasparenza e coerenza", dicono i fuoriusciti ricordando che "sia Pertoldeo sia Sorce hanno ricevuto la richiesta di candidatura nei giorni declinandola cortesemente".

E Fini ? Tace. I coordinatori provinciali dimissionari hanno, infatti, sottolineato che dal presidente della Camera non è arrivata alcuna risposta. Nessuna risposta nemmeno alle lettere in cui si chiedeva di rivedere le candidature di Paolo Ciani e Alessandro Zanusso, "consigliere provinciale a Pordenone, pure lui indagato". Forse, perché il leader del Fli è troppo occupato a intervenire nel dibattito sui diritti alle coppie omosessuali? Nelle ultime ore, infatti, Fini si è speso solo per spiegare che è "fondamentale recuperare il ritardo accumulato dall’Italia sul tema dei diritti e doveri delle coppie di fatto, siano esse eterosessuali o omosessuali". Sul problema morale legato alle liste del Fli, invece, non una sola parola.

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