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Terrorismo

11 settembre, bufera su Mamdani a New York: 98mila firme per tenerlo lontano da Ground Zero

Una parte delle famiglie delle vittime contesta la presenza del sindaco alla cerimonia del 25° anniversario. Mamdani però conferma: sarà alla commemorazione

Ricchi e poveri

La commemorazione del 25° anniversario dell’11 settembre si avvicina e a New York il tradizionale momento di raccoglimento si trasforma in un nuovo terreno di scontro politico. Al centro della polemica c’è Zohran Mamdani, il sindaco della città, che ha confermato la propria intenzione di partecipare alla cerimonia a Ground Zero nonostante l’opposizione di alcune famiglie delle vittime.

La protesta è arrivata a un nuovo livello ieri, quando i promotori della campagna contro la presenza del sindaco hanno organizzato una conferenza stampa davanti al City Hall per consegnare una petizione che ha superato le 98mila firme. L’obiettivo è chiedere a Mamdani di non prendere parte alla commemorazione.

Il malcontento di una parte dei familiari è particolarmente duro. Alcuni hanno annunciato che, qualora Mamdani si presenti alla cerimonia, sceglieranno deliberatamente di non rivolgergli la parola. Il New York Post ha raccolto le testimonianze di parenti di vittime che considerano la presenza del sindaco inopportuna. Tra loro Angie Pesce, il cui fratello Danny, dipendente di Cantor Fitzgerald, morì nel crollo della Torre Nord, e Maureen Santora, madre di Christopher, vigile del fuoco di Engine 54 morto nella Torre Sud.

Nello specifico la petizione, punta il dito contro alcune posizioni pubbliche, frequentazioni e risposte di Mamdani. Tra queste: “Una percepita riluttanza a condannare in modo chiaro e inequivocabile espressioni come “globalizzare l’intifada” e il “Sostegno o associazione con individui le cui dichiarazioni pubbliche o il cui operato sono considerati da familiari preoccupati come un atteggiamento di disprezzo nei confronti delle istituzioni americane”.

Sotto accusa anche il padre del sindaco, Mahmood, autore di un libro post-11 settembre (Buon musulmano, cattivo musulmano: America, la guerra fredda e le radici del terrore) in cui sosteneva che gli attentatori suicidi dovrebbero essere “compresi come una caratteristica della violenza politica moderna piuttosto che stigmatizzati come un segno di barbarie”. Nell’elenco delle motivazioni addotte anche l’elogio dell’imam di Brooklyn Siraj Wahhaj, indicato come presunto co-cospiratore nell’attentato al World Trade Center del 1993.

E ancora, recita la petizione, “Il signor Mamdani ha appoggiato candidati come Aber Kawas, che ha descritto l’11 settembre come un attacco “perpetrato da un paio di persone nel contesto del capitalismo statunitense, del razzismo, della supremazia bianca e dell’islamofobia”, e che ha anche espresso solidarietà ad Ahmed Ferhani, che si è dichiarato colpevole di aver pianificato di far saltare in aria una sinagoga di Manhattan”.

Il promotore della petizione, Giovanni Galante, la cui moglie Grace morì negli attentati, ha fatto sapere che nessuno intende impedire fisicamente al sindaco di entrare alla cerimonia. La protesta, piuttosto, sarebbe affidata al rifiuto di interagire con lui.

Mamdani, però, non ha intenzione di rinunciare alla commemorazione. Già a luglio aveva annunciato che avrebbe partecipato alla cerimonia per rendere omaggio alle famiglie, ai sopravvissuti e ai soccorritori colpiti dagli attentati.

Nei giorni scorsi il sindaco ha inoltre cercato di costruire una propria agenda istituzionale attorno al 25° anniversario. Il 2 settembre, durante una cerimonia dedicata alla memoria dei vigili del fuoco morti al World Trade Center, ha definito un “solenne privilegio” essere accanto ai membri del FDNY e alle famiglie delle vittime. Il 4 settembre ha poi firmato due ordini esecutivi: uno istituisce l’11 settembre come “Day of Remembrance and Service” della città, mentre l’altro interviene sulla preparazione dell’amministrazione alle emergenze.

Non è però bastato a spegnere il livore. La consigliera repubblicana Joann Ariola, tra le promotrici della protesta, ha definito le nuove misure di Mamdani gesti tardivi e insufficienti, collegando la contestazione anche alle sue posizioni e alle persone con cui ha avuto rapporti politici o professionali. Negli ultimi giorni anche l’ex sindaco Rudy Giuliani, che guidava la città nel 2001, ha chiesto pubblicamente a Mamdani di non partecipare alla cerimonia.

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