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Terrorismo

Attentatori o ladri? Il caso Regno Unito diventa una spy story

Il presunto attacco: non c’era esplosivo nei furgoni della banda, solo bidoni per il gasolio. Ma Rubio attacca l’Iran: “Attori stranieri”

epa13268476 US B-1 Lancer bombers at RAF Fairford in Gloucestershire, Britain, 28 September 2026. Five men have been arrested on suspicion of explosive and terrorism offences after a major incident was declared at the airbase in the west of England. Bomb disposal teams have been examining a number of vehicles near RAF Fairford, and dozens of homes in the surrounding area have been evacuated. RAF Fairford has recently been used by the US Air Force to carry out strikes on Iran. EPA/NEIL HALL

Di chiaro c’è pochissimo. La vicenda del presunto attentato alla base aerea della Raf di Fairford in Gran Bretagna, sta assumendo di giorno in giorno i contorni di una spy story da serie tv. Dopo l’allarme, gli arresti e il rilascio un po’ sospetto dei cinque presunti responsabili, emerge anche che sui tre furgoni utilizzati dai presunti attentatori non è stato trovato alcun esplosivo o perlomeno nessun «esplosivo funzionante». È l’ultima contraddizione che emerge per l’allarme globale scattato a seguito del caso che, secondo indiscrezioni avrebbe coinvolto direttamente o indirettamente l’Iran, tanto che il segretario di Stato americano Marco Rubio dice che si tratta di «qualcosa che coinvolge chiaramente l’azione di un attore straniero». Ma le ombre sul caso restano fittissime.

Tutti e 5 i cittadini britannici, giovanissimi, tra i 23 e i 25 anni, sono stati arrestati per sospetta «pianificazione di un attacco terroristico» ma già il giorno dopo rilasciati su cauzione. Strano. Sui tre furgoni utilizzati dalla «banda» poi, gli investigatori avrebbero trovato dei fusti vuoti destinati a contenere del carburante rubato, ipotesi di reato non compatibile con un attentato. Uno dei veicoli aveva infatti marchi contraffatti, copiati da un’azienda locale di distribuzione di carburante, stratagemma tipico appunto di ladri di carburante, nell’ultimo periodo cresciuti un po’ ovunque. Singolare anche che l’allarme sia scattata dalla segnalazione di una cittadina che ha notato «uomini incappucciati» mentre nessun allerta della base sia entrato in funzione. Gli inquirenti poi sembra abbiano spostato il mirino da «sospetto terrorismo» a «molteplici nuove piste d’indagine». «Ma non significa che l’indagine sia conclusa. I rilasciati restano soggetti a condizioni rigorose sui loro spostamenti e sui contatti con altre persone mentre esploriamo molteplici piste», ha spiegato il responsabile della polizia antiterrorismo britannica Laurence Taylor. Erano attentatori, magari al soldo dell’Iran, o «solo» semplici ladruncoli capitati nel posto e nel momento sbagliato? Intanto rimane lo stato di allerta rafforzato nella base britannica, utilizzata anche dagli Stati Uniti per gli attacchi proprio in Iran, così come nelle altre basi americane nel Regno Unito. Di «visione parziale» sulla vicenda ha parlato il ministro della Difesa britannico Wes Streeting lasciando aperte diverse ipotesi.

Anche perché se Teheran ha preso nettamente le distanze dall’episodio è vero che il regime iraniano ha più volte minacciato di voler colpire tutte le basi americane sparse per il mondo. E Rubio da Washington rincara ulteriormente la dose. «Ciò che sarebbe potuto accadere nel Regno Unito è una situazione molto seria. È qualcosa che coinvolge chiaramente l’azione di un attore straniero», senza citare l’Iran ma dandolo per scontato. «Una minaccia molto seria. Ci sono molte altre notizie che emergeranno su questo nei prossimi giorni, ma al momento posso dire solo che si tratta di una questione molto seria e che è stata affrontata in modo appropriato», ha aggiunto Rubio. Il caso resta quindi apertissimo. Anche se i dubbi, al momento, superano le certezze.

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