Come l'idroelettrico può aiutare contro l'emergenza gas

Rafforzare l'idroelettrico può aiutare l'Italia a coniugare sviluppo e sostenibilità nel mix energetico

Come l'idroelettrico può aiutare contro l'emergenza gas

L'idroelettrico è una risorsa spesso sottovalutata nel computo delle strategie volte a guidare la transizione energetica. Ma ora più che mai può avere valenza strategica. Per rompere il ricatto energetico russo e vincere la battaglia del gas puntare sulla transizione è importante, e molto spesso prima di soluzioni avveniristiche o utopistiche è dall'esistente che si può partire.

Nel giugno scorso, presentando il suo Hydropower Special Market Report l'Iea, l'Agenzia internazionale per l'Energia, ha definito l'idroelettrico il "gigante dimenticato" nella corsa alla transizione. Esso consente di ottenere energia a basso impatto ambientale con una capacità di gestione flessibile delle fonti. E questo vale anche per l'Italia

The European House - Ambrosetti ha recentemente realizzato uno studio commissionato da A2A, Edison e Enel per analizzare il ruolo dell'idroelettrico nel sistema-Paese. Ne emergono fattori di rilevanza strategica ma anche di possibile vulnerabilità.

In primo luogo, col 40,7% di contributo alla generazione da rinnovabili in Italia contro il 21,3% del solare e il 16% dell'eolico l'idroelettrico è, spesso dimenticato, al prima fonte pulita utilizzata nel nostro Paese.

In secondo luogo, come ricorda Repubblica, questa forza produttiva si basa su impianti decisamente attempati, dato che oltre il 70% degli impianti idroelettrici ha più di 40 anni.

Infine, il sistema delle concessioni è ritenuto dominante nella gestione del mercato ma necessita di profonde revisioni: l'86% delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche, nota Ambrosetti, è già scaduto o scadrà entro il 2029. Il timore di vedere le dighe e gli altri impianti dell'idroelettrico nazionale finire sotto il mirino di attori stranieri ha portato di recente il governo Draghi a valutare l'inserimento del settore tra quelli soggetti allo scrutinio del golden power. Più parti della maggioranza, con il Partito Democratico in prima linea, ritengono che possa essere rischioso veder finire nelle mani di fondi stranieri, anche sovrani e anche estranei al nostro sistema di alleanza e di difesa, parti del settore idroelettrico nazionale. Allo stato, l'attività di produzione di energia idroelettrica, ma anche di qualsiasi altra fonte rinnovabile, non rientra tra i settori di rilevanza strategica per i quali può scattare lo scudo di poteri speciali.

Il governo, nella prima formulazione del Dl Concorrenza, ha messo a punto una norma in base alla quale gli asset strategici, anche se in concessione, rientrano nell'ambito di applicazione del golden power. La norma - che farebbe uno specifico riferimento alla possibilità di applicazione agli impianti idroelettrici - dovrebbe essere inserita nel dl Taglia prezzi. così da sbloccare lo stallo sulle disposizioni del ddl Concorrenza sulle gare. Alla luce dello scenario energetico attuale che presenta criticità legate all'incremento dei prezzi, in primis del gas, che si è registrato negli ultimi mesi e che verosimilmente rischia di contraddistinguere il prossimo periodo l'attenzione sull'idroelettrico è più che giustificata.

Del resto, la produzione nazionale di energia elettrica da impianti di questo tipo è parcellizzata su quasi 4.300 strutture che ogni anno generano 46 TWh. Buona parte della potenza installata è distribuita lungo le Alpi, dal Piemonte al Trentino. Poco meno di un quarto della potenza nazionale è data dalla produzione di due sole province, Brescia e Sondrio, con l'11,9% della quota ciascuna. Uno studio di Althesys realizzato nel 2018 sottolineava che c'erano ancora 6,7 GW di potenza "intrappolata" in impianti non abbastanza moderni per poter sdoganare la loro forza.

Per Key4Biz rafforzare le dinamiche gestionali del settore idroelettrico e rivedere il parco-concessioni avrebbe effetti notevoli: "l’introduzione di una rideterminazione della durata delle concessioni idroelettriche metterebbe gli operatori nella condizione di investire in Italia 9 miliardi di euro aggiuntivi rispetto allo scenario attuale". Gli investimenti addizionali, poi, "permetterebbero di generare ulteriori 26,5 miliardi di euro sul territorio attraverso gli effetti indiretti e indotti (infatti, il moltiplicatore economico dell’idroelettrica è pari a 2,96: ciò significa che, per ogni euro di impatto diretto, si genererebbero nell’economia ulteriori 1,96 Euro). Infine, le ricadute sarebbero positive anche per le casse dello Stato: solo il gettito dell’IVA derivante da questo investimento addizionale sarebbe pari a 3,9 miliardi di euro" l'anno. Dunque, puntare sull'idroelettrico permetterebbe al sistema-Paese di cogliere tre piccioni con una fava: ridimensionare l'impatto del gas (e dunque della Russia) nel mix energetico nazionale; valorizzare un patrimonio infrastrutturale ancora capace di generare valore al Paese; unire il ridotto impatto ambientale delle centrali agli obiettivi di sviluppo. Per non parlare delle opportunità offerte dal governo "intelligente" delle fonti di idroelettrico grazie alla digitalizzazione degli impianti. Un vero piano di sviluppo sostenibile, troppo spesso sottovalutato nel quadro di politiche di transizione che al pragmatismo di fonti già esistenti preferiscono

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