«In tribunale plotoni di esecuzione»

RomaIl processo breve? «Ancora troppo lungo». I processi che lo vedono imputato? «Plotoni di esecuzione». Le alleanze con l’Udc? «Niente scelte opportunistiche». Craxi? «Un mio amico e uno dei protagonisti della storia della Repubblica». Tra una visita («personale, nulla di politico») al cardinal Ruini e un vertice del Pdl sulle Regionali, alla vigilia dell’Ufficio di presidenza che deve sciogliere le ultime incognite sulle candidature e dire la parola finale sui rapporti con Casini, Silvio Berlusconi accetta l’assedio dei cronisti e risponde senza peli sulla lingua alle domande che lo incalzano.
Accompagnato da Gianni Letta, il premier ha salito ieri all’ora di pranzo le scale del Pontificio seminario minore romano, nei pressi del Vaticano, ospite al desco dell’ex capo della Conferenza episcopale italiana, che tuttora esercita una grande influenza sugli ambienti cattolici della Capitale. Ma non si è parlato di politica, ha giurato il premier, né di candidati o campagna elettorale nel Lazio: è stata solo - assicura - una chiacchierata a tavola con una persona «cui sono legato da sentimenti di amicizia e forte stima».
All’uscita, placcato dai giornalisti, Berlusconi ha commentato l’approvazione, appena avvenuta in Senato. E li spiazza: «Il mio parere su questo provvedimento è negativo», esordisce. Perché? «Perché i tempi, anche quelli introdotti con questa nuova legge, non sono ragionevoli. Si tratta di dieci o più anni: vorrei fossero più brevi». Chi incappa nelle maglie della giustizia italiana finisce in «un girone infernale: è una persona persa e il disastro per lui e per la sua famiglia è sempre enorme. Quindi, penso che i tempi dovrebbero essere molto ma molto più contenuti di quelli votati». E Berlusconi ricorda che sa di che parla, vista la sua esperienza personale. A chi gli chiede se andrà in prima persona a difendersi nei processi milanesi che lo riguardano, replica di non saperlo ancora: «Ne sto ancora discutendo con i miei avvocati, ma loro insistono che se andassi mi troverei di fronte a dei plotoni di esecuzione e non a delle corti giudicanti».
Quanto alle critiche dell’opposizione al provvedimento sul processo breve (che secondo il premier andrebbe ribattezzato «processo lungo»), Berlusconi si inalbera: «Quelli che mi attaccano sono tutti intellettualmente disonesti - accusa -: non sono problemi di Berlusconi ma aggressioni al presidente del Consiglio. Questa è una cosa sicura e certa». E i dubbi avanzati sulla costituzionalità sulla legge, che ora deve passare alla Camera, non lo convincono: «Non credo sussistano: è l’Europa che ce lo chiede, e la stessa Costituzione dice che i processi devono avere una durata certa e ragionevole».
Se martedì aveva deciso di assistere in silenzio, per «evitare polemiche», al convegno organizzato al Senato per commemorare Bettino Craxi nel decimo anniversario della scomparsa, ieri Berlusconi si è rifatto alle parole chiarissime di Giorgio Napolitano, che il premier afferma di aver «molto apprezzato». «Craxi - dice il presidente del Consiglio - era un mio amico: tutti hanno sottolineato quello che lui ha portato nella politica italiana, e credo che sia da annoverare tra i protagonisti della nostra storia repubblicana». Sulle alleanze per le Regionali, il presidente del Consiglio spiega che la sua posizione non cambia: «Non si deve tornare indietro alla Repubblica dei partiti e le scelte devono essere orientate da principi, valori e programmi e non essere delle scelte opportunistiche». Ma la decisione finale sulle intese elettorali, aggiunge, sarà presa liberamente dagli organismi di partito: «Il Pdl deve essere assolutamente democratico, e lo Statuto consegna a loro la decisione». Ma Berlusconi si riserva una libertà: se anche ci fossero accordi con i centristi di Casini, «penso di poter essere libero di rivolgere critiche ad un partito di cui non condivido le posizioni».
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