In principio furono le tedesche, poi iniziarono a farsi spazio le bulgare. Ma gli ultimi anni sono decisamente appannaggio delle polacche, oggi arrivate a cifre mostruose. Come in un effetto domino senza soluzione di continuità, le strade italiane sono solcate da sempre più targhe straniere e il motivo non è un improvviso boom turistico. Si tratta piuttosto dell’ultima frontiera dei furbetti made in Italy, che da anni sfruttano un buco nel sistema per risparmiare fino al 70% di imposte e assicurazione dell’auto, ma anche per sfruttare le difficoltà di molti comandi di polizia locale nel notificare le multe oltreconfine.
Si chiama «esterovestizione» l’escamotage che consente a chi vive in Italia di intestare formalmente il proprio veicolo all’estero e di non avere una copertura assicurativa italiana. Un meccanismo tanto semplice quanto diabolico: il proprietario italiano trasferisce il veicolo a una società con sede in Polonia, il mezzo viene cancellato dal Pra per l’esportazione e reimmatricolato all’estero, ma torna nella sua stessa disponibilità attraverso un contratto di noleggio o leasing. Tutto legale? In teoria sì. Avere una targa estera o utilizzare in Italia un veicolo realmente appartenente a un soggetto estero non è di per sé fuori legge ma spesso quel passaggio oltreconfine esiste soltanto nei documenti, la società proprietaria è una scatola vuota e, insieme al bollo italiano, spariscono anche una copertura assicurativa valida e la possibilità di riscuotere facilmente le multe.
Due anni fa la Guardia di Finanza trovò la rappresentazione plastica del fenomeno dentro un pacco postale destinato a un’agenzia di pratiche auto di Napoli: conteneva 21 targhe polacche, 14 carte di circolazione e sei contratti di compravendita. Perché spesso le auto targate PL in Polonia non ci sono mai state. Lo scorso marzo la polizia di Varsavia ha arrestato sette persone nell’ambito di un’inchiesta su oltre 1.500 veicoli registrati in Polonia grazie a revisioni tecniche fittizie e alla corruzione di funzionari locali: le auto avevano documenti e targhe polacche ma erano rimaste sempre in Italia.
Il vero epicentro sono Campania e Napoli. Secondo la stima del Polskie Biuro Ubezpieczycieli Komunikacyjnych (l’ufficio polacco degli assicuratori automobilistici) sarebbero infatti oltre 60mila i veicoli targati Polonia che circolano in Italia, oltre l’80% dei quali concentrati nell’area di Napoli. Qui è come vivere in un film distopico all’ombra del Vesuvio dove auto, moto, scooter e furgoni catapultano Partenope in un’exclave polacca. Non è solo folklore. Nel 2024 il Pbuk ha registrato in Italia circa 8mila incidenti e collisioni provocati da veicoli con targa polacca; in 514 casi il mezzo non aveva una Rc valida. Nel 2025 gli incidenti sono diventati più di 11mila e quelli causati da mezzi privi di copertura assicurativa circa 1.300. Nei soli primi otto mesi del 2026 le richieste di risarcimento legate in Italia a veicoli polacchi non assicurati avrebbero già raggiunto 35 milioni di zloty, quasi 8 milioni di euro, quasi il doppio dei circa 16 milioni dell’intero 2025. Non è più solo tentativi di risparmiare sulla Rc, perché il ricorso alla pratica ha evidenziato un vero e proprio problema sistemico. Ed è per questo che la rete inizia a stringersi da entrambi i lati del confine.
I ministeri dell’Interno e dei Trasporti puntano a chiudere definitivamente la partita con una doppia misura: dopo l’introduzione dell’obbligo di iscrizione al Registro Veicoli Esteri per le auto immatricolate all’estero ma utilizzate stabilmente in Italia, tra qualche mese la stretta si estenderà anche alle coperture assicurative: il testo-base del nuovo Codice della strada prevede infatti che, una volta iscritto il veicolo al registro, l’obbligo assicurativo possa essere assolto solo tramite un contratto con una compagnia italiana o comunque autorizzata a operare in Italia. Con ogni probabilità sarà quest’ultimo il vero provvedimento capace di debellare il fenomeno.
Non solo: in una circolare del 13 agosto scorso, il ministero dell’Interno ha inoltre comunicato alle forze dell’ordine che la Polizia ha reso disponibili i collegamenti ai portali del governo polacco, che permettono di consultare in tempo reale i dati su carte di circolazione, copertura Rc auto e patenti rilasciate in Polonia. Da qui in avanti, quindi, le forze dell’ordine italiane potranno verificare direttamente e in tempo reale anche la regolarità dei veicoli con targa polacca che vengono fermati sulle strade. Intanto in Polonia gli assicuratori chiedono che, al momento della prima revisione necessaria per immatricolare un veicolo proveniente dall’estero, venga prodotta una documentazione fotografica per dimostrare che l’auto che sta per ricevere una targa polacca si trovi davvero nel Paese di riferimento. I genii del trucchetto saranno già alla ricerca della nuova falla nel sistema per aggirare leggi e regole.
