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Addio al capitano Picard: portò Shakespeare in Star Trek

È morto a 86 anni Patrick Stewart, l’attore baronetto con una passione per l’Amleto

(FILES) British actor Sir Patrick Stewart arrives to Paramount+ Star Trek Day held at Skirball Cultural Center in Los Angeles, California, on September 8, 2022. Patrick Stewart, the British Shakespearean actor who became a Hollywood megastar through "Star Trek" and the "X-Men" franchises has died, an official statement said on October 29. "We announce with great sorrow the passing of Sir Patrick Stewart yesterday at his home in Los Angeles, in the loving care of his beloved wife Sunny, following a brief and poignant journey with Alzheimer's Disease and Lewy Body Dementia," the statement said. (Photo by Michael Tran / AFP)

Era il 2365, o forse lo sarà. Il capitano Picard prende possesso dell’Enterprise, e tutti noi appassionati di Star Trek lo guardiamo un po’ così: che razza di comandante poteva mai essere uno che si sedeva sulla poltrona di James T. Kirk? E poi: con quell’espressione un po’ così, senza capelli e con in mano sempre una tazza di tè, rigorosamente Earl Grey caldo Invece fu l’inizio di un mito.

Patrick Steward lo è diventato, e nessuno poteva immaginare che nello spazio immaginario inventato da Gene Roddenberry ci sarebbe finito un attore shakespiriano, che citava l’Amleto tra le galassie, infilando i suoi tormenti tra una puntata e l’altra. Tormentato, infatti, era il suo personaggio: francese d’origine, colpito da vari lutti e incapace di dichiararsi all’ufficiale Beverly Crusher, finì per avere un androide Data come migliore amico. Essere o non essere? Questa è stata la grandezza d’attore di Sir Patrick, nato a Mirfield (in piena Britannia), padre superstite di Dunkirk, tre mogli, due figli e soprattutto una vera e grande passione, William appunto: «Gli anni vissuti nella Royal Shakespeare Company, recitando i ruoli di re, imperatori, principi ed eroi tragici, non sono stati altro che la preparazione per la sedia di capitano dell’Enterprise». Fu sua nella serie The Next Generation, erano gli Anni Ottanta e si cercava un modo di portare Star Trek fino ad arrivare là dove nessun telefilm era mai giunto prima: non fu facile l’impatto con i colleghi di Hollywood, il Los Angeles Times lo definì «uno sconosciuto», figurarsi noi. Eppure, lanciando la nave spaziale con le dita con il suo tipico «a la via così», l’avventura cominciò senza mai finire: sette stagioni per 178 episodi, il film Generazioni in cui lo fecero incontrare con Kirk in una frattura spazio-temporale, una serie di incredibili trasformazioni: aveva un cuore artificiale, fu assimilato dai Borg e chiamato Locutus, morì ma la sua essenza fu replicata in un essere sintetico. Un copione che neppure Shakespeare avrebbe potuto immaginare.

Al suo vero amore teatrale si è dedicato fino alla fine, declamando l’Amleto online durante il Covid e raccontando nell’ultima intervista il perché di tanto amore per il suo autore preferito. Poi il buio per colpa dell’Alzheimer, ed ora la fine a 86 anni terrestri. Perché poi, tanto, in uno Star Trek ramificato in tanti spin off, lo rivedremo. E berremo insieme una tazza di tè.

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