Ottocento anni fa, nella notte tra il 3 e il 4 ottobre, Francesco moriva alla Porziuncola. Aveva chiesto ai frati di adagiarlo nudo sulla terra: non possedeva nulla e ci teneva che si vedesse. Ieri l’Italia è tornata a festeggiarne l’anniversario come festa nazionale.
Nel cuore delle celebrazioni, in prima serata su Raiuno, c’era Francesco. Il Cantico. Roberto Benigni ha raccontato il santo come «il personaggio del Medioevo di cui si conosce di più». Di certo è quello che si conosce meglio in casa Melampo, la società di produzione dell’attore, che firma lo speciale. Gli abbonati a una certa piattaforma americana, Paramount+, potrebbero aver avvertito un lieve déjà vu: un Francesco. Il Cantico con lo stesso attore aveva già predicato in streaming qualche Immacolata fa, nel 2022.
Ma i santi, si sa, vivono di ricorrenze. E le ricorrenze di repliche. Domani toccherà al libro (Einaudi) di Roberto Benigni. Si intitola, guarda caso, Francesco. Il Cantico: un buon marchio non si cambia.
Francesco ha così compiuto il percorso dei grandi testimonial: dallo schermo alla libreria, con la benedizione della televisione pubblica. Gli altri testimonial pretendono contratti e percentuali. Francesco no: niente agente, niente fatture. Ha rinunciato a tutto otto secoli fa, compresi i diritti sul Cantico, che è di pubblico dominio da un pezzo. È il collaboratore ideale: lavora gratis e a ogni anniversario rende più del precedente. Il figlio di Pietro di Bernardone, che gettò ai piedi del padre perfino i vestiti, non poteva immaginare che la sua povertà sarebbe diventata, per qualcun altro, un ottimo affare.
Francesco predicava agli uccelli perché gli uomini non lo ascoltavano. Benigni ha trovato un pubblico più attento: quello pagante. Sarebbe bello si spogliasse di tutto e devolvesse l’eventuale incasso in beneficenza. Resterebbe comunque il ritorno d’immagine, Benigni ormai è santo honoris causa.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Testimonial, lo quale è povero per sé, e per altri assai fruttuoso.
