Basta un solo dato per mostrare quanto è cambiato il mondo tv nel giro di pochissimo tempo: il comparto video online nel 2020 valeva il 21 per cento del mercato italiano, adesso ha fatto un balzo in avanti fino al 43 per cento. Anche se, a onor del vero, negli ultimissimi mesi i player pay streaming devono fare i conti con la saturazione del mercato e un freno degli abbonamenti. Comunque, in breve tempo il consumo di audiovisivi (film, serie, programmi) sui vari device, computer, telefonini, consolle, supererà la tv lineare, cioè, per essere chiari, i canali tradizionali che si vedono in diretta (da Raiuno a La7 alle altre reti del digitale terrestre). Ma questo non significa che la vecchia cara tv sia morta, anzi, conserva per ora la fetta maggiore di pubblico e di ore viste, soprattutto nel pubblico più maturo anagraficamente.
Nel complesso, l’intero settore audiovisivo (compreso il cinema) nel 2025 è arrivato a valere una cifra di 16,8 miliardi di euro, registrando un più 3 per cento rispetto al 2024.
Sono questi alcuni dei dati presentati oggi, 21 ottobre 2026, nel rapporto Apa, l’Associazione produttori audiovisivi, nell’ambito del MIA Market, il mercato internazionale della Tv in corso a Roma che riunisce i più grandi produttori internazionali in una settimana di scambi di progetti, finanziamenti, investimenti, acquisti, idee. I produttori italiani si devono confrontare con un mercato mondiale fatto di “mostri” giganteschi come YouTube, che ormai è primo tra i player del web in quanto a ricavi e tempo di visione (nel 2025 YouTube ha generato oltre 60 miliardi di dollari di ricavi complessivi), Netflix e Disney. E, per evitare di essere cancellati o inglobati dai concorrenti internazionali, chiedono che non venga meno l’aiuto governativo tramite incentivi e investimenti (si è registrata una flessione del 7 per cento rispetto all’anno scorso) e una legislazione (è in corso l’approvazione di un nuovo disegno di legge) certa, sicura, definitiva e semplice. “A incidere sulla tenuta del settore è soprattutto l’incertezza sul sistema di sostegno pubblico, dai volumi delle risorse ai criteri di accesso, alle tempistiche delle procedure - spiega Chiara Sbarigia, presidente Apa - Una condizione che ostacola la programmazione da parte dei produttori, aumenta gli oneri finanziari e riduce i margini, penalizzando tutte le imprese, in particolare le più piccole, con ricadute sulla liquidità e sulla capacità di investimento”.
Ma, a parte gli aiuti dello Stato, come affrontano le tv italiane e le versioni italiane delle piattaforme internazionali questi grandi cambiamenti e, soprattutto, l’invasione dell’intelligenza artificiale?
A spiegarlo sono i massimi vertici di Rai, Mediaset, Sky, Netflix e Prime Video. Se la fiction della tv pubblica continua a puntare sulla mission educativa, come spiega Maria Pia Ammirati ricordando che serie come “Il conte di Montecristo” hanno raggiunto 7 milioni di persone, Eleonora Andreatta di Netflix spiega che “quando pensiamo a delle storie per le serie ci concentriamo sul gusto italiano e il fatto che possano viaggiare viene dopo. E cerchiamo di unire una grande offerta a delle sorprese”.
Il contributo più interessante viene da Nicole Morganti di Prime Video: “La nostra linea è pensare fuori dagli schemi, partire da qualcosa di diverso da quello che si trova sul mercato. Nel 2020, quando abbiamo aperto il canale, siamo partiti offrendo l’intrattenimento che sullo streaming era un territorio poco esplorato e abbiamo portato show come “Dinner Club” e “Celebrity Hunted” o serie come quelle prese dai libri di Felicia Kingsley. Come gestiamo l’interazione con l’AI? Io non ne voglio proprio sentir parlare perché appiattisce tutto, se si vuole essere originali e creativi bisogna starne alla larga, può servire solo in pre o post-produzione”.
Giampaolo Letta, responsabile cinema e fiction del gruppo Mediaset, parla del rapporto tra tv e cinema: “Riguardando agli ultimi 10-15 anni penso che la tv abbia attinto molto dal cinema, sia in termini di storie che dal punto di vista del talent, regia e, forse un po’ meno, sceneggiatura. C’è stato un trasferimento di talento e creatività proprio perché la competizione internazionale ha alzato l’asticella della qualità. Viceversa, il cinema dovrebbe lavorare insieme a produttori e autori per capire a che pubblico ci si rivolge, su questo il cinema dovrebbe imparare dalla televisione”. Ma, soprattutto, Letta chiede che la nuova legge in discussione in Parlamento dia maggiori garanzie rispetto a quelle finora ventilate di stabilità, chiarezza, certezza della risorse e visione industriale a lunga scadenza”.
Richieste di cui si è fatta garante il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni che, però, ha fatto anche notare che qualche produttore furbescamente usa troppa Ai nei progetti presentati al Ministero.
Comunque, il dato importante è anche l’occupazione che genera il settore audiovisivo: 128.336 persone coinvolte, che arrivano a 200.000 se si considerano le filiere indirette.
Dal punto di vista dei format, il rapporto APA esamina poi per la prima volta il fenomeno dei “Microdramas”, la nuova frontiera dell’intrattenimento in formato verticale che incrocia le modalità contemporanee di consumo dei contenuti tramite smartphone.
“La serialità verticale in pochissimo tempo ha raggiunto un mercato globale che vale 14 miliardi”, precisa Sbarigia. Il rapporto ha infatti evidenziato come in Italia ReelShort, DramaBox, NetShort e DramaWave siano già tra le prime quindici app di intrattenimento per spesa degli utenti. Da sottolineare che c’è già una prima produzione originale italiana: si tratta di “Tutto in una notte” (Fascino PGT), 54 episodi distribuiti tra WittyTV e social.
Durante il MIA è stato anche presentato un nuovo strumento importante per tutto il comparto: un nuovo fondo di investimento dell’Apa da 100 milioni di euro dedicato al sostegno e al rafforzamento delle imprese. Questo fondo si affianca all’European Investment Hub, piattaforma dedicata agli strumenti finanziari a sostegno dell’industria audiovisiva in Europa e a livello internazionale, che vuole connettere istituzioni pubbliche, investitori privati, organizzazioni finanziarie e professionisti del settore per proporre nuove opportunità di finanziamento, rafforzare le partnership pubblico-private.
