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La vita e le opere di Celestino V, il papa riluttante

Michele Placido porta sullo schermo il Pontefice che scelse di abbandonare il Soglio. Un personaggio complesso e sfaccettato

L'attore e regista Michele Placido, nominato "Poliziotto ad Honorem", al concerto della Banda Musicale della polizia, sulla terrazza del Vittoriano, a Roma, in occasione della festivita' di San Michele Arcangelo, patrono della polizia di Stato, Roma, 29 settembre 2025. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

da L’Aquila

«Assolviamo dalla colpa e dalla pena per tutti i loro peccati, commessi sin dal Battesimo, quanti sinceramente pentiti e confessati saranno entrati nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio...». Con una sola frase Papa Celestino V rivoluzionò l’idea di perdono dei peccati, anticipando l’idea di indulgenza plenaria, dopo decenni in cui per ottenere l’assoluzione era necessario partecipare alle crociate o a pellegrinaggi, appannaggio dei ricchi. E solo quest’evento meriterebbe una fiction da parte del servizio pubblico. Ma Celestino V L’eremita che diventò Papa è molto di più e varrà la pena vedere il film quando arriverà su Raiuno nelle prossime settimane anche per la magistrale interpretazione di Michele Placido. Con un fervore, una immedesimazione reale (tra neve, freddo, pioggia, montagna), una partecipazione emotiva anche più forte di altri suoi lavori, l’attore rende la potenza della testimonianza di fede e di amore per il prossimo di Pietro da Marrone, l’asceta diventato per pochi mesi Papa Celestino V, un esempio per i fedeli - e anche i laici - di tutti i tempi. Il film tv è stato presentato a L’Aquila, in occasione del Prix Italia, il premio internazionale Rai, nella città in cui Pietro venne incoronato Papa nel 1294, proprio nella bellissima basilica di Collemaggio, ancora oggi meta di pellegrinaggio ogni anno a fine agosto per la Perdonanza, la remissione gratuita dei peccati che fu uno dei primi atti del Santo quando venne eletto al soglio pontificio e da cui discende anche il Giubileo.

«C’è una coincidenza nelle biografie mie e di Celestino V, lui è morto il 19 maggio, stesso giorno in cui io sono nato - ha raccontato Michele Placido che è arrivato a L’Aquila per accompagnare la premier mondiale del film, accompagnato da una standing ovation al termine della proiezione - Penso che a volte ci sia un disegno di qualcuno che si diverte. In questo film l’emozione è stata quella di trovarmi di fronte a un personaggio raro, una di quelle persone che hanno dato un senso al mio lavoro. Per Celestino vale quello che dicono gli abruzzesi: bisogna essere forti e gentili». Placido ha rivelato anche che era sul punto di rifiutare la parte: «Il regista mi aveva fatto vedere dove saremmo andati sulla Maiella, i luoghi abruzzesi dove Celestino faceva l’eremita e aveva fondato il suo ordine: neve, pioggia, sentieri impervi, febbre. Temevo di non farcela, poi ho pensato: Ma se ce l’ha fatta lui a 84 anni, ce la posso fare pure io che sono un po’ più giovane...». E, per fortuna, che non ha rifiutato la parte, perché solo lui poteva calarsi in maniera così perfetta in un ruolo molto complicato, difficilissimo da rendere in un’ora e mezza di film. Non è facile raccontare, infatti, la vicenda umana e spirituale di un uomo che passò tutta la vita nella preghiera, per essere poi chiamato a fare il Papa e, per la prima volta nella storia della Chiesa, restituire il mandato. Quel famoso rifiuto che si studia a scuola nei celebri versi di Dante: «Vidi e conobbi l’ombra di colui / che fece per viltade il gran rifiuto». Tanto che, per ovviare la complessità, si è scelta una strada narrativa particolare, un mix tra fiction e documentario, in cui le parti raccontate da Giovanni Scifoni si alternano alla recitazione.

E, certo, il film sorvola troppo sui motivi per cui Celestino V decise di rinunciare al papato e sull’importante scontro ideologico (la Chiesa povera e spirituale contro la Chiesa politica e teocratica) tra Pietro e il suo successore (che lo imprigionò) Bonifacio VIII, ma come ha spiegato il regista Edoardo Re «l’intenzione non era quella di fare una lezione di storia, ma una fiction che potesse trasmettere emozioni».

Tratto dal libro Celestino, Papa, eremita e santo di Maria Burani, il film è stato realizzato da Pepito Produzioni in collaborazione con Rai Fiction. «Il limite sono sempre le risorse - ha sottolineato il fondatore di Petito, Agostino Saccà -.Ognuno degli attori (tra cui l’abruzzese Giacomo Ferrara), pur di impegnarsi in quella storia, ha preso meno di quello che sarebbe stato il loro compenso naturale, a partire da Placido».