L’ingrata memoria di mamma Rai, spesso dimentica dei suoi figli più amati (vedi le recenti accuse di trascuratezza agli inadeguati ricordi della Carrà o di Baudo) ha talvolta degli imprevisti soprassalti di coscienza. È il caso del decennale della scomparsa di Luciano Rispoli (12 luglio 1932 - 26 ottobre 2016), celebrato ieri su Rai Storia da uno speciale biografico che ha colpito ricordando quanto questo autentico gentleman catodico ha fatto per la cultura televisiva. Oggi, nell’era dello strepito programmato e della volgarità tracimante, ha impressionato ritrovare non solo i modi beneducati del felpato conduttore di Parola mia o di Tappeto volante; ma anche la ragguardevole mole di titoli innovativi, ispirati al costume fra i ’70 e i ’90, di cui Rispoli condivise la creazione. La seguitissima Bandiera gialla, tra i primi programmi di musica giovane; lo storico Chiamate Roma 3131, prima trasmissione con le telefonate da casa; la leggendaria Corrida di Corrado, primo show affidato a «dilettanti allo sbaraglio».
Fu proprio Rispoli, responsabile del settore varietà, a lanciare future star come Maurizio Costanzo, Raffaella Carrà, Paolo Villaggio, Paolo Limiti. Memorabili, per il tratto signorile del conduttore e la profonda civiltà del giornalista, tre titoli in particolare: negli ultimi anni ’70 l’Ospite delle due, primissimo esperimento di talk show (perfino Costanzo, generalmente ritenuto l’inventore del genere, ne ammise la primogenitura) in cui sedevano ospiti prestigiosi; dall’85 all’88 Parola mia, uno dei primissimi preserali Rai, in cui a fare spettacolo era la lingua italiana, divulgata con l’aiuto dell’arguto professor Beccaria; nei ’90 su Telemontecarlo Tappeto volante, inossidabile salotto delle buone maniere, nel quale Rispoli perpetuava una conduzione, se si vuole, ormai piuttosto agée, ma il cui garbo era divenuto proverbiale perché rimasto unico. Nella memoria dei telespettatori più maturi, insomma, «zio Luciano» - così lo chiamava Rita Forte; e così divenne per tutti - possedeva l’amabile finezza e l’ironia sorniona tipica di tutta una generazione di conduttori-amici di famiglia. Le stesse di un Corrado, col quale condivideva il caustico umorismo; o di un Enzo Tortora, del quale possedeva la stessa cerimoniosità. Perché la scuola a cui Rispoli aveva imparato a fare cultura era quella della buona educazione. Chi potrebbe immaginarselo, dentro l’aggressiva tv di oggi, in cui tutto si consuma e subito si getta via, un misurato signore come lui?
