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Sonia Bruganelli, la verità sul ricovero della figlia Silvia: "Non ha subito un trapianto". Poi l’appello

Dopo due mesi di ricovero al Bambino Gesù, l’imprenditrice rompe il silenzio sulle condizioni della figlia e lancia un appello sulla donazione degli organi

Sonia Bruganelli, la verità sul ricovero della figlia Silvia: "Non ha subito un trapianto". Poi l’appello
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Sonia Bruganelli e Paolo Bonolis tirano un sospiro di sollievo. Dopo due mesi di ricovero in ospedale la figlia Silvia, che è nata con una patologia cardiaca congenita, è tornata a casa. Per la coppia si tratta di un traguardo importante dopo le settimane difficili vissute in corsia. I motivi del ricovero di Silvia Bonolis non sono stati svelati dal conduttore e dell’ex compagna, ma l’imprenditrice ha voluto comunque fare chiarezza sui motivi che hanno portato Silvia al Bambino Gesù di Roma.

Il post sui social

Subito dopo le dimissioni Sonia Bruganelli ha ringraziato i suoi follower con un post pubblicato su Instagram: “Grazie a tutti voi. Finalmente siamo a casa! Abbiamo voluto condividere con tutti voi solo i momenti belli ma tutte le persone che sono in queste foto ci sono state anche nei momenti difficili perché per noi e per nostra figlia sono famiglia. Grazie, per le vostre preghiere”. Nelle scorse ore, però, l'ex moglie di Paolo Bonolis si è voluta ritagliare un momento per parlare apertamente delle ultime difficili settimane: “Silvia non ha subito un trapianto di cuore. Ha avuto un intervento importante, ma non un trapianto di cuore”.

L’esperienza in ospedale

Con un lungo video affidato ai social network la produttrice televisiva ha raccontato: “Silvia ha conosciuto nuovi amici in questi due mesi in ospedale, un posto dove i bambini non dovrebbero vivere mai, un posto dove ogni giorno le infermiere sono abituate a compiere le manovre più difficili, più complicate e più dolorose sempre con amore e con un sorriso enorme sul viso. In un posto dove ogni mamma, oltre che mamma del proprio bambino, è mamma di qualsiasi altro bambino per cercare di dare un po' di respiro a qualche mamma che è sola".

Un’esperienza dolorosa che ha segnato profondamente Sonia e Paolo: "Noi faremo tesoro ogni giorno di tutto ciò che abbiamo imparato sulla vita e sull'amore dentro l'Ospedale Bambino Gesù però voi aiutateci a comprendere e a capire che nel dolore di una morte si può regalare una vita a tutti i bambini che a oggi sono dentro l'ospedale”.

L’appello sulle donazioni

Attraverso i social Sonia Bruganelli ha voluto mandare anche un messaggio importante: "Donate gli organi. Non avete idea di quanti bambini siano in ospedale in attesa di un cuore, in attesa di un polmone. Ci sono dei bambini che sono in ospedale da 10 o 11 mesi". La produttrice ha sottolineato l’importanza di un appello che in molti oggi fanno, memori della vicenda del piccolo Domenico Caliendo, morto a Napoli il 21 febbraio scorso. "Mi rendo conto che è un argomento importante, un argomento forte, però è fondamentale per me. Credo che nel 2026, in un'epoca dove tutto sta diventando sostituibile dall'intelligenza artificiale, l'unica cosa che non è sostituibile è il nostro corpo, i nostri organi, il nostro cuore e quella che è poi fondamentalmente la nostra coscienza.

Donare gli organi mi sembra un atto di civiltà e di rispetto per la vita", ha detto su Instagram, concludendo: "Poter salvare la vita di un bambino, di una bambina, di una donna, di un ragazzo è un gesto di civiltà. Secondo me è l'unica cosa che può dare senso a una morte magari prematura che in realtà un senso non ce l'ha, non dovrebbe mai averlo".

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