Uccise l’ereditiera per soldi: finisce in carcere il fratello

Il giallo di viale Sarca. A incastrare Pasquale Procacci il Dna sui frammenti di un guanto in lattice trovati nell’auto L’uomo amministrava con la vedova il patrimonio di famiglia: 10 case e una scuderia di cavalli

Era finito quasi subito nel mirino degli investigatori e due giorni fa, dopo la comparazione del Dna con alcune tracce trovate nell’auto della vittima, Pasquale Procacci, 65 anni, è stato arrestato per l’omicidio della sorella Maria Teresa, 69 anni. Per il più banale e arido dei moventi: i soldi. Lui infatti le rimproverava di spendere troppo, andando a erodere l’eredità, e lei aveva minacciato di escluderlo dal testamento. Andava fermata.
Così lunedì 27 aprile in serata, ma l’ora è ancora da stabilire, l’uomo è andato a suonare al citofono di via Lumière 5 dove s’era da poco trasferita Maria Teresa. La donna, perso nel 98 il facoltoso marito, l’avvocato Francesco Paolo Crici, era tornata in via Venini per accudire l’anziano padre. Dopo la sua morte aveva deciso di ristrutturare l’appartamento e aveva traslocato in un altro alloggio di proprietà. Tra eredità del marito e del padre, la signora aveva infatti messo insieme un bel gruzzolo, fatto di una scuderia di cavalli da corsa e una decina di appartamenti. Confluiti in tre società cui facevano parte anche Pasquale e suo figlio Antonio. Ma i rapporti tra i due ultimamente non andavano. L’anziana veniva rimproverata di spendere troppo: viaggi, regali, beneficenza e prestiti ad amici. In particolare 50mila euro a un antiquario, non ancora restituiti. Lei aveva replicato minacciando di diseredarlo: «Lascio tutto alla parrocchia. O alla mia cagnetta Amélie Sophie».
Pasquale si attacca dunque al campanello, la sorella sta finendo di preparare le valigie, il giorno dopo sarebbe andata in vacanza in Toscana. La convince a scendere. La donna non prende borsa e cellulari, solo la cagnetta, una femmina di carlino. Forse lui la colpisce subito, usando un pesante attrezzo mai ritrovato, alla testa. La carica sulla sua Hyundai Accent, attraversa la città per parcheggiarla in viale Sarca davanti al civico 179. Poi spoglia la sorella e usa i suoi abiti per pulire i finestrini imbrattati di sangue, dà un calcio alla cagnetta, che verrà ritrovata due giorni dopo, e se ne va.
Martedì 29 aprile piove a dirotto su Milano, la visibilità è ridotta, le auto sfrecciano lungo viale Sarca, bisognerà attendere fin al tardo pomeriggio prima che una passante scorga il corpo. La squadra mobile diretta da Francesco Messina esclude ben presto la rapina o il delitto a sfondo sessuale, raccoglie voci sui dissapori tra i due fratelli facendo entrare Pasquale nella indagini. Nell’Accent vengono trovati alcuni frammenti di guanto di lattice (prova della premeditazione del delitto) dentro un guanto di pelle: la scientifica isola tracce del sangue della donna e sudore di un uomo. Il 2 luglio Pasquale viene ufficialmente indagato e la polizia va a prelevare il suo Dna dallo spazzolino da denti. La comparazione è positiva e l’altra mattina l’uomo viene arrestato: davanti al poliziotti non dice una parola, nessuna ammissione del delitto.

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