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Caso Becciu, altro pasticcio: depositati atti pieni di omissis

L'Ufficio del Promotore di Giustizia disobbedisce all'ordine della Corte d'Appello che deve rifare il processo al cardinale per il palazzo di Londra. Lo sconcerto dei suoi difensori: l'accusa non può decidere quali atti concedere

Caso Becciu, altro pasticcio: depositati atti pieni di omissis
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In cauda venenum, il veleno alla fine. A poche ore dalla scadenza dell’ordine della Corte d’appello vaticana l’Ufficio del Promotore di Giustizia (guidato da Alessandro Diddi, che però si è astenuto per non essere ricusato) ha deciso di non depositare tutti gli atti che hanno portato alla condanna (congelata) per monsignor Angelo Becciu nell’affaire del palazzo di Londra. Come fanno sapere i legali del cardinale - costretto a non partecipare al Conclave che ha eletto Leone XIV - l’Ufficio del Promotore di Giustizia «non ha ottemperato all’ordinanza del 17 marzo 2026, con cui la Corte aveva specificamente imposto il deposito integrale di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio, senza alcuna possibilità di selezione», dicono Fabio Viglione e Maria Antonietta Marzo.

A differenza di quanto aveva espressamente chiesto la Corte d’Appello, il procuratore di Giustizia del Vaticano ha infatti depositato alcuni atti pieni di omissis. Sebbene siano siano stati depositati integralmente le chat tra Genoveffa Ciferri, sodale del teste chiave Alberto Perlasca, e l’allora promotore di Giustizia Diddi, manca l’integrale dell’interrogatorio dello stesso Perlasca. A dire dell’Ufficio del Promotore di Giustizia con la loro rivelazione ci sarebbero «pericoli gravissimi per il bene e l’interesse pubblico». Quali non è dato saperlo. «Ma l’apposizione di omissis – continua il promotore – e il mancato deposito integrale dei documenti anzidetti si rivela insuscettibile di arrecare pregiudizio agli imputati e non osta alla piena e integrale garanzia del loro diritto di difesa, in ragione della oggettiva non pertinenza di siffatti documenti rispetto ai reati contestati, della loro assoluta irrilevanza ai fini dell’accertamento delle fattispecie contestate e delle posizioni dei singoli imputati». Insomma, secondo l’ufficio guidato da Diddi non ci sarebbe alcun danno per Becciu.

Sappiamo che secondo Diddi l’interrogatorio del superteste Perlasca, il primo responsabile della compravendita del palazzo di Sloane Avenue a Londra la cui frettolosa cessione fece perdere al Vaticano 200 milioni, è diventato in poco tempo il pentito decisivo per incastrare Becciu. Ma i legali del cardinale sono convinti che quel memoriale sia stato in qualche modo concordato con altri soggetti, tra cui la stessa Ciferri e Diddi. «Provo sconcerto e stupore per l’ennesimo rifiuto del promotore di obbedire al giudice vaticano. Come in primo grado elementi di conoscenza delicatissimi, addirittura “suscettibili di arrecare pericoli gravissimi al bene pubblico” vengono sottratti alla conoscenza dei giudici. Ci chiediamo come si possa arrivare ad un equo giudizio in qu

Secondo i due legali «il deposito parziale tradisce il senso dell’ordinanza e ripropone il vizio già censurato dalla Corte, con conseguente nullità della citazione a giudizio. Nulla può essere esaminato dal giudice che non sia stato prima messo a disposizione delle parti. Nonostante ciò, l’Ufficio del Promotore ha ritenuto di poter mantenere omissis e non depositare atti, richiamando anche valutazioni di non pertinenza e irrilevanza. È esattamente la facoltà selettiva che la Corte ha escluso: l’accusa non può decidere unilateralmente quali atti la difesa abbia diritto di conoscere».
Furibondo anche l’avvocato Cataldo Intrieri, che difende uno degli imputati: «Provo sconcerto e stupore per l’ennesimo rifiuto del promotore di obbedire al giudice vaticano. Come in primo grado elementi di conoscenza delicatissimi, addirittura “suscettibili di arrecare pericoli gravissimi al bene pubblico” vengono sottratti alla conoscenza dei giudici.

Ci chiediamo come si possa arrivare ad un equo giudizio in queste condizioni ed a questo punto sollecitiamo l’immediata definizione del processo con l’unico esito possibile: la restituzione agli imputati del loro onore». Vedremo cosa diranno i giudici della Corte d’Appello vaticana a questo ennesimo episodio di compressione dei diritti della difesa.

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