In questi giorni di apprensione per la salute del Papa ci siamo abituati a leggere, da un lato, le parole di medici e, dall’altro, quella di prelati. Ma c’è chi è sia l’uno che l’altro: monsignor Raimo Goyarrola Belda, vescovo di Helsinki e laureato in Medicina e Chirurgia. Analizzando la situazione del paziente Prevost sulla base delle informazioni pubbliche, il presule-dottore non nasconde il suo ottimismo.
Eccellenza, come ha reagito alla notizia della malattia del Papa?
«Da quando l’ho saputo prego continuamente per lui. L’annuncio è stata una sorpresa. Ma ho apprezzato molto la modalità scelta per comunicare la notizia: un’operazione di vera trasparenza».
La piccola Chiesa finlandese come sta vivendo questo momento?
«Qui abbiamo la frontiera con la Russia a 1400 km, sentiamo la guerra vicina. I finlandesi, anche i non cattolici, vedono Leone XIV come il leader della pace. Il suo è un impegno per la pace totale, senza interessi dietro e pertanto provoca fiducia. Per questo c’è stata grande solidarietà anche al di là della comunità cattolica. Lui è il simbolo di una nuova primavera della Chiesa perché parla simultaneamente alla testa e al cuore della gente con uno stile che piace a tutti».
Lei è un medico e da poco ha conseguito anche un dottorato in medicina. Preoccupato per la diagnosi di adenocarcinoma polmonare?
«No, perché il cancro era localizzato e in fase iniziale, quindi una volta che è stato rimosso si può essere fiduciosi. Se si toglie in tempo, come avvenuto in questo caso, questo tipo di cancro ha un’elevata probabilità di cura».
Che conseguenze può avere l’asportazione di un lobo polmonare?
«Il polmone destro ha tre lobi. Non avrà alcun problema. Solo questa settimana, con la cicatrice, dovrà evitare pesi e pressioni. Ho conosciuto tre persone che hanno avuto lo stesso tipo di cancro, hanno subìto la stessa operazione e tuttora hanno una vita normalissima».
Anche il fratello è in cura per un cancro, i genitori ne sono morti. C’è una predisposizione ereditaria?
«Il cancro ha una componente familiare, ma non è matematico. Certamente la statistica è molto importante in medicina. Chi ha queste storie familiari di cancro deve stare attento e fare controlli, così come ha fatto il Papa».
Il suo essere uno sportivo potrà aiutare il recupero?
«Certamente. Essere sportivi fortifica il cuore, purifica il sangue e aiuta a livello psicologico. Lo rende un lottatore. Sono certo che se la caverà in una settimana».
Lei pensa che ce la farà ad andare in America Latina?
«Perché no? Poi, se ci saranno complicazioni, ce lo dirà con lo stesso spirito di chiarezza e di umiltà che abbiamo visto con l’annuncio della malattia».
La situazione del Papa trasmette il messaggio che medicina e fede non sono incompatibili?
«Le parole di Leone sono emblematiche: ha annunciato che sarebbe andato in ospedale ed ha chiesto preghiere. Io non guarivo i malati pregando le ave Maria, ma con le mie conoscenze mediche. Però poi pregavo per loro. In base alla mia esperienza posso dire che medicina e fede aiutano e fanno bene entrambe».
Lei, quindi, è ottimista che il Papa possa tornare presto alla vita di prima?
«Sì e lo dico da medico. Il Papa è in buone mani, quelle dei medici. E poi, certo, tutti noi siamo nelle mani di Dio».
