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Vaticano

Sesso, divorziati e fragilità: il Papa apre il summit sulla famiglia

Il Papa celebra i 10 anni di Amoris laetitia con un incontro in Vaticano. E a poca distanza i conservatori parlano del culto mariano

Foto Vatican Media/LaPresse 07 Ottobre 2026 - Città del Vaticano, Cronaca - Papa Leone XIV - Udienza Generale in Vaticano DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE

Amoris laetitia, dieci anni dopo. Oggi Leone XIV ha aperto il summit sulla famiglia in occasione del decimo anniversario della controversa esortazione apostolica del suo predecessore. È considerato uno dei documenti più divisivi del pontificato di Francesco per aver sdoganato l’accesso ai sacramenti per le coppie di divorziati risposati al termine di due combattutissimi sinodi.

Il documento controverso

In quell’occasione Bergoglio usò la furbizia per bypassare le resistenze dei conservatori, come confessò il segretario generale dell’assemblea monsignor Bruno Forte. “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati questi non sai che casino che ci combinano - gli ordinò il Papa argentino - allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”. E in effetti è quello che avvenne con un’apertura storica quasi nascosta in tre note a margine all’interno del testo papale.

Il summit

Questo pomeriggio, nel discorso d’apertura del summit fatto in aula Paolo VI, Leone XIV ha rivendicato l’eredità di Amoris laetitia sottolineando come in questi dieci anni abbia “accompagnato la vita concreta delle famiglie”. Prevost ha parlato di una “crescente distanza tra il modo in cui vengono vissuti il sesso e l’intimità e la visione cristiana del matrimonio” ed ha sollecitato a domandarsi se è possibile “riconoscere l’opera della grazia anche in situazioni segnate da limiti, ferite e apparenti fallimenti”. I giovani trovano difficile credere ad “un impegno per tutta la vita”, ha osservato il Papa, anche perché influenzati dall’”insicurezza economica, la migrazione, la violenza, la solitudine e altre forme di fragilità emotiva”. Il summit terminerà il 14 ottobre e oltre ai capi delle conferenze episcopali e delle Chiese orientali vedrà la partecipazione di 22 prelati invitati personalmente da Prevost. L’elenco non è piaciuto a tutti perché ha incluso solo nomi di vescovi e cardinali progressisti come Jean-Claude Hollerich e Robert McElroy.

L’altro convegno

A pochi metri di distanza dall’aula Paolo VI, nelle stesse ore dell’incontro col Papa, per una curiosa coincidenza si è tenuto un convegno dal titolo “De Maria numquam satis” e che è stato aperto dal principale critico di Amoris laetitia, il cardinale americano Raymond Leo Burke che insieme ai cardinali Walter Brandmüller, Carlo Caffarra e Joachim Meisner firmò i famosi Dubia a Francesco sull’esortazione.

Il convegno, che si concluderà domani all’Istituto Patristico Augustinianum con le relazioni del professor Roberto De Mattei e del cardinale Gerhard Ludwig Müller, è stato dedicato ad un altro tema molto discusso nella Chiesa dopo la nota dottrinale “Mater Populi fidelis” con cui il Dicastero per la Dottrina della Fede guidato dal cardinale Víctor Manuel Fernández ha dichiarato inappropriato l’uso del titolo di “Corredentrice” attribuito alla Madonna. Burke ha difeso questo titolo sostenendo che Maria, “avendo partecipato in modo totalmente unico al mistero dell’Incarnazione e della Passione viene rettamente chiamata Corredentrice”. Anche gli altri interventi si sono concentrati sul culto mariano e tra di essi si è segnalato quello di padre Joseph Hamilton, rettore della Domus Australia, secondo cui “l’assunzione corporea della Vergine” rappresenterebbe “l’antidoto antropologico per eccellenza contro le derive disincarnate del transumanesimo e dell’intelligenza artificiale”.

La concomitanza dei due eventi è stata casuale visto che il convegno mariano era stato fissato in precedenza e lo spirito in aula (presenti 400 persone) non era affatto polemico nei confronti dell’iniziativa sulla famiglia a poca distanza. Dieci anni dopo restano però le due visioni di Chiesa che le interpretazioni di Amoris laetitia hanno contribuito ad allontanare e che Leone, Papa dell’unità, dovrà conciliare.

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