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Viaggi

Caffè storici, un itinerario tra i più belli della città

Il capoluogo piemontese ne conserva molti, dal Bicerin a Fiorio, da Baratti&Milano a Mulassano

Mulassano, Torino

Viva Torino, Torino del valzer, Torino dei caffè. Francesco De Gregori ci perdonerà se prendiamo i suoi versi per raccontare una delle più corpose sottostorie di quella che è stata la prima capitale d’Italia e città avanguardista in mille aspetti della storia patria: la politica, il cinema, l’automobile, la televisione e anche il caffè, inteso come luogo rilassato di socialità ed elaborazione dei pensieri, dal Risorgimento in poi.Attraverso i caffè storici si può costruire un vero itinerario nella città Caffè Al Bisabauda. A partire dal cerin dal 1763, nato 263 anni fa in piazza della Consolata per iniziativa di Giuseppe Dentis e che deve l’aspetto attuale in buona parte alla sistemazione del 1856, con boiserie, specchi, tavolini di marmo e bancone di legno e marmo. Storia vuole che Cavour aspettasse qui la famiglia reale e che fosse frequentato tra gli altri da Alexandre Dumas, Giacomo Puccini e, più tardi, da Umberto Eco, che lo inserì nel Cimitero di Praga. La specialòità? Il piccolo bicchiere con caffè, cioccolata e crema di latte che gli dà il nome.Risale al 1780 il Caffè Gelateria Fiorio in via Po, caffè politico per eccellenza: nelle sue sale passarono ministri, diplomatici, intellettuali e protagonisti del Risorgimento, ciò che gli valse il soprannome di «caffè dei Codini». Carlo Alberto, per capire l’umore dell’élite torinese, era solito domandare: «Che cosa si dice da Fiorio?».Nell’omonima piazza c’è invece il Caffè San Carlo, nato nel 1822, che ancora oggi consente di immergersi nella Torino ottocentesca. Si trova oggi nella Galleria Subalpina il Caffè Baratti&Milano, fondato nel 1858 da Ferdinando Baratti ed Edoardo Milano in via Dora Grossa, oggi via Garibaldi: vi nacque il cremino, il celebre cioccolatino a più strati.In corso Vittorio Emanuele II si trova il Caffè Platti (1875), un altro posto che conserva un’atmosfera imperdibile: è storicamente il locale di ritrovo della borghesia torinese e legato alla figura di Luigi Einaudi. In piazza Carignano ecco la Gelateria Pepino, nata nel 1884, dove ancora oggi è possibile provare il Pinguino, uno dei primi gelati con stecco al mondo. Il Caffè Elena, in piazza Vittorio Veneto, è del 1889 e si fa ricordare soprattutto perché Cesare Pavese ne era un cliente assiduo. E se il Caffè Torino 1903 in piazza San Carlo esibisce orgoglioso i suoi specchi Belle Époque e il toro in ottone incastonato nel pavimento all’ingresso, i cui «attributi» sono resi lucidi dal calpestio di chi crede che portino bene, il Caffè Mulassano nato nel 1907 in piazza Castello vanta interni solenni, tutti legno, bronzo e ottone: qui negli anni Venti del Novecento nacque il piccolo sandwich all’italiana che Gabriele D’Annunzio battezzò tramezzino essendo perfetto a metà tra pranzo e cena. Ancora oggi sfidiamo a trovarne di più buoni, a Torino o altrove. Non è storica ma merita una visita, infine, la Farmacia del Cambio sempre in piazza Carignano, che occupa gli spazi dell’ottocentesca farmacia Bastente.


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