Stare al passo dei tempi senza rinunciare alla propria storia.Anche quando questa è lunga centonovant’anni, due secoli meno un decennio. È la sfida di Monica Werling, alla guida di Stratta, confetteria torinese nata nel 1836 in piazza San Carlo, «il salotto della città».Una vera istituzione di una città, Torino, che come raccontiamo nell’articolo a fianco non manca di locali storici, risalenti all’epoca di Cavour e anche prima. Stratta si trova ancora all’interno del settecentesco Palazzo Solaro del Borgo, tuttora di proprietà della Società del Whist-Accademia Filarmonica («il nostro è uno dei più lunghi rapporti immobiliari di Torino», scherza Monica) e uno dei pochi esempi ancora intatti di arredamento d’interni dell’Ottocento.La famiglia di Monica acquisì Stratta nal 1958 con il nonno di lei, Oreste Monzeglio, «che era appena tornato dal Venezuela, dove era stato venticinque anni e dove aveva gestito la caffetteria gastronomica Las Flores». La storia del locale era iniziata però nel 1836, quando Stratta e Reina, confettieri di buona fama, che fino ad allora avevano lavorato nel chiuso di un laboratorio, decisero di dotarsi di uno spazio di vendita al pubblico, sotto i portici di quella piazza San Carlo dove ancora non era stato eretto il monumento equestre di Emanuele Filiberto, «’l caval ’d brons», come lo chiamano i torinesi, che arriverà due anni dopo.Stratta, che fa parte dell’Associazione «Locali storici d’Italia», patrocinata dal Mibac, conobbe una svolta 68 anni fa quando la proprietaria, la contessa Giordano, mise in vendita il locale, già onusto di gloria e impreziosito dal titolo di fornitore della real casa. Monzeglio, appena tornato in Italia con la moglie Luisa, nonna di Monica, trovò l’occasione per proseguire il suo lavoro venezuelano, e prese in affitto la confetteria. «Mio nonno Oreste - ci racconta Monica - lasciò il locale come era sempre stato e come è ancora oggi, con gli specchi, le vetrine, le boiserie.Aggiunse soltanto l’attività di catering, nella quale lui si era specializzato in Venezuela. Poi l’attività è passata alle tre figlie tra le quali mia mamma Rosa, anche se la vera anima del negozio è stata mia zia Adriana, che ha creato la scatola iconica nella quale vendiamo i bon bon.Adriana adorava il negozio, era tutto per lei, e a lei oggi dedichiamo la torta Adri, una pasta paradiso sofficissima con doppia farcitura, una crema diplomatica e una coulis di lamponi, poi sopra granella di nocciola e frutti di bosco». E oggi? «Oggi ci siamo io e mio fratello Dario, anche se mia mamma Rosa aiuta ancora a 86 anni, lei ha un gusto unico per le decorazioni e poi rappresenta la continuità della nostra storia, si tiene giovane e tiene ancorati noi al nostro passato». La quarta generazione è però già in squadra.«Mio figlio Matteo Rangoni è entrato in azienda un anno e mezzo fa, prima lavorava nella finanza e si occupava di Stratta da lontano, oggi invece lo fa a tempo pieno, ha molti progetti e ha portato una ventata di aria fresca, una mentalità diversa».Matteo ha reso Stratta social e lavora alla possibilità di aprire nuove sedi in altre città d’Italia o del mondo. «Ma non a Torino, e non copiandone l’estetica. Dovrà essere qualcosa di diverso».Stratta oggi è un locale con due anime: da un lato c’è la confetteria che vende bon bon e nostalgia, dall’altro la caffetteria, aggiunta nel 2010, «che ha aperto le porte anche a chi non entrerebbe perché messo in soggezione da una bottega così imponente». Due anime e anche due momenti diversi della settimana («dal lunedì al giovedì qui ci sono solo locali, siamo la bottega dei torinesi, stesse facce, stessi capricci, dal venerdì ci adattiamo a tanti turisti dall’Italia e dall’estero») e della giornata («la mattina è il momento che preferisco, quello in cui succede tutto, e la mia presenza è importante. Poi nel pomeriggio tutto si acquieta, e al momento dell’aperitivo c’è un pubblico molto giovane che si guarda attorno incuriosito»).Stratta conserva la sua anima da confetteria. «Il prodotto di cui siamo più orgogliosi sono le scatole di bon bon, chiunque appena entra viene subito attratto da questa vetrina con caramelle di forme e colori diversi, facciamo scatole bellissime che ci chiedono da ogni parte del mondo, per l’anniversario proporremo il gusto 190, non posso dire come sarà.E poi ci sono le Gioie di Cavour (dei pralinati di forma tonda, ndr), un vero prodotto iconico, il cliente entra e chiede un caffè e una gioia. Questo mi fa sentire importante perché sento di riuscire a portare letteralmente gioia ovunque».Ma ogni prodotto servito da Stratta, a qualsiasi ora, si avvantaggia di un’attenzione importante alle materie prime.«Abbiamo lievitati di eccellenza, le brioche sono buonissime, il pane per i tramezzini lo facciamo noi. Per ogni momento della giornata c’è una cosa buona che possiamo offrire». Ma la cosa che più inorgoglisce molto Monica è il catering, «perché ci occupiamo della felicità delle persone nei giorni più importanti delle loro vite. Non c’è nulla che mi dia più soddisfazione di sentire i complimenti dei nostri clienti che ricordano il matrimonio o il battesimo associando quelle memorie a noi».

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