Vogliono sequestrargli i cani Ammazza due guardie e si spara

GenovaSei colpi per difendere i suoi undici cani. Come fossero suoi figli. Tre dritti al cranio di Paola Quartini, 55 anni, la volontaria della Lipu di Camogli, sposata, un figlio, che aveva ottenuto, dopo mesi di segnalazioni per maltrattamenti, il decreto di sequestro degli animali dal magistrato. Un quarto proiettile calibro 9 ha centrato in pieno volto Elvio Fichera, 72 anni, noto volontario animalista genovese che nei giorni scorsi aveva anche messo una taglia di 500 euro per chi avesse denunciato l'uccisione del cinghialone Piero, diventato il beniamino di molti residenti nei quartieri delle alture di Genova. Un altro colpo ha colpito di striscio alla fronte e a una mano sua moglie, Giacomina Spaggiari, 56 anni. L'ultimo per sé. Gli ha centrato il cuore. Renzo Castagnola, 58 anni, appassionato cacciatore, si è sentito vittima di un'ingiustizia e ha voluto farla finita così. Ce l'aveva contro le guardie zoofile. I due carabinieri e i due vigili urbani chiamati dai volontari per essere assistiti durante il sequestro dei cani, non hanno nemmeno fatto a tempo a intervenire. Ma l’omicida non ce l’aveva con loro, non li ha nemmeno guardati al momento di sparare.
È successo ieri mattina, poco prima delle 10.30, a Sussisa di Sori (Genova), piccolo paese di campagna.
Da tempo tra il cacciatore e le guardie zoofile c’era tensione.
«Erano mesi e mesi - dicono i cacciatori della “squadra” di Sori - che la volontaria animalista di Camogli veniva qui. C'erano stati battibecchi. Alterchi. Erano volate parole grosse. C'erano state segnalazioni. Castagnola è impazzito, ma per lui i cani erano come figli. Trattava quasi meglio loro della moglie. Dava loro da mangiare e da bere due volte al giorno. Sono cani che hanno anche un valore commerciale perché li usiamo per la caccia al cinghiale. Li teneva quasi tutti e undici lì. Il veterinario era venuto poco tempo fa e non aveva riscontrato maltrattamenti e anomalie».
Forse il decreto di sequestro si riferiva, più che ai maltrattamenti in sé, alla condizione igienica e di «ristrettezza» delle cucce dei cani che però tutti i vicini di casa dicono che erano liberi di gironzolare nel terreno antistante per tutto il giorno. «Per forza - insistono i cacciatori - erano cani da cinghiale e dovevano essere lasciati liberi altrimenti non sarebbero più stati buoni per la caccia».
Una tragedia annunciata, dunque. Un decreto di sequestro. Due volontari animalisti mandati quasi allo «sbaraglio». Autorizzati a eseguire un atto della Procura genovese contro chi deteneva sei fucili e una pistola semiautomatica.
«C'è un lungo elenco di minacce, intimidazioni e danneggiamenti - denunciano dall'Enpa di Savona - già noti alla Prefettura e alla Procura della Repubblica. Le guardie zoofile non sono andate a ricercarsi l'obbligo di esposizione al rischio dell'incolumità personale, ma hanno subìto tali atti soltanto in conseguenza della loro normale attività di vigilanza». «Siamo impreparati - dicono Daniela Filippi e Monica Ferro della Lav genovese - e non siamo addestrati a eseguire decreti di sequestro in simili pericolosissime situazioni. Non siamo armati. Non siamo in grado di affrontare gente che, si sa perfettamente e anticipatamente, detiene armi, fucili e pistole».

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