Il voto al referendum ci costerà 365 milioni

Interrogazione ds sui numeri dell’elettorato Risposta del ministro: «Elenchi aggiornati»

Francesca Angeli

da Roma

È il giorno dello scontro sulle cifre del referendum: il quorum, gli aventi diritto al voto, i costi, i rimborsi elettorali. Non ci sono soltanto le questioni etico-scientifiche a contrapporre gli astensionisti ed i referendari. Teatro del confronto l’aula di Montecitorio dove ieri il ministro per i Rapporti col Parlamento, Carlo Giovanardi, ha risposto a una serie di interrogazioni sulla consultazione popolare per la modifica della legge 40 sulla fecondazione assistita che si terrà il 12 ed il 13 giugno.
La prima interrogazione, firmata dal capogruppo dei Ds Luciano Violante, riguarda l’elenco degli italiani all’estero aventi diritto al voto. Lista fondamentale per fissare il quorum. La Quercia accusa il governo di «illegalità e incostituzionalità» perché nell’elenco ci sarebbero troppi nomi «che concorrono al calcolo del quorum ma che non sono noti ai consolati e dunque non riceveranno il plico per il voto».
In sostanza si accusa il governo di aver gonfiato il quorum ad arte, circa il due per cento, per rendere più difficile il raggiungimento della soglia di votanti necessaria a rendere valida la consultazione: il 50 per cento più uno degli aventi diritto.
Accuse respinte con decisione da Giovanardi che spiega come per la prima volta dopo decenni il Viminale abbia aggiornato l’elenco dei cittadini residenti all’estero. Una verifica che ha permesso la ripulitura degli elenchi fino a una cifra di 2.665.081 aventi diritto al voto. Su questo numero, specifica Giovanardi, verrà calcolato il quorum.
«Nessuna illegalità - taglia corto il ministro -. Oltretutto fino al momento del voto i residenti all’estero che dimostrano di avere diritto al voto, pur non essendo inseriti nell’elenco, potranno essere ammessi a votare».
L’altra questione, quella dei costi e dei rimborsi, viene invece sollevata dal capogruppo dell’Udc, Luca Volontè. Questa volta il j’accuse è rivolto contro i referendari. Volontè sottolinea come l’alto costo ricada sui cittadini. Oltretutto, osserva Volontè, dal 95 ad oggi sono stati indetti sei referendum ed una sola volta, nel ’95 appunto, è stato raggiunto il quorum. Tutte le altre consultazioni si sono rivelate costosi buchi nell’acqua.
Ed ecco le cifre, notevoli, snocciolate da Giovanardi. Costo complessivo del referendum 364.819.450 euro, circa 700 miliardi di vecchie lire. Se venisse raggiunto il quorum, e solo in quel caso, i comitati promotori del referendum, dunque i radicali e l’associazione Luca Coscioni, avrebbero diritto ad un rimborso di 1.032.953 euro.
Giovanardi non lo specifica, ma il rimborso elettorale previsto dalla legge risarcisce ai promotori del referendum mille lire per firma, fino ad un massimo di 500mila firme, ovvero 500 milioni di vecchie lire. Meccanismo che si ripete per i quattro quesiti referendari. Ed ecco come si arriva ad un milione di euro, circa 2 miliardi di vecchie lire. I referendari dicono di aver speso il doppio, ovvero due milioni di euro, ma sperano di recuperare altri soldi con l’approvazione degli sconti che valgono anche in campagna elettorale: l’Iva al 4 per cento e la riduzione delle tariffe postali.
Intanto i radicali Marco Pannella, Emma Bonino, Daniele Capezzone, Marco Cappato e Rita Bernardini hanno piazzato un presidio fisso di fronte a Palazzo Chigi per protestare ad oltranza contro quello che definiscono «l’oscuramento dell’informazione sul referendum» e «il quorum gonfiato».

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