X Factor: la giuria è spietata e non spiega perché

Le selezioni di X Factor (dal lunedì al venerdì su Raidue, ore 19) sono sempre una interessante fotografia di almeno un pezzo del costume italico, quello che ruota attorno alle ambizioni di migliaia di aspiranti artisti in cerca di gloria (quarantamila quest'anno) e al modo in cui vengono giudicati, respinti o accettati dal grande barnum mediatico. Ogni giorno ci scorrono davanti le facce di questi giovani pieni di speranze e di paure, di cui ascoltiamo i progetti e i desideri prima di passare davanti alle forche caudine dei loro giudici Mara Maionchi, Morgan e Claudia Mori, e dei quali osserviamo le reazioni al termine delle rispettive esibizioni. Ma l'aspetto su cui è il caso di soffermarsi questa volta è proprio il tipo di giudizio che viene dato alle esibizioni, ovvero i criteri che portano alla valutazione del pezzo interpretato dai giovani in gara. Se è giusto essere severi con gli aspiranti artisti, come lo sono un po' tutte le giurie in base alla nuova moda televisiva che concede in ogni talent show assai poca indulgenza a chi cerca gloria, anche a costo di apparire brutali, è il caso di essere altrettanto intransigenti con chi ha il compito di giudicare. Nessun dubbio sul fatto che Mara Maionchi, Morgan e Claudia Mori siano persone preparate, di lunga esperienza nel campo musicale e perfettamente deputate a ricoprire questo ruolo. Tuttavia ci si aspetterebbe da loro, proprio in considerazione del solido retroterra professionale, una più accentuata predisposizione a motivare le bocciature e le promozioni di chi si sottopone al loro giudizio. Tu puoi permetterti ogni tipo di critica, anche la più feroce e talvolta umiliante («È meglio che torni a fare le pizze», è stato detto a un certo punto a una ragazzina che tratteneva a stento le lacrime) ma quanto più vuoi apparire duro e tosto tanto più hai il dovere di essere molto circostanziato sul perché e il percome hai cassato quel tale concorrente. E se invece lo promuovi, hai di riflesso lo stesso dovere di far capire all'interessato ma anche al pubblico all'ascolto come è maturato il giudizio favorevole, senza dare l'impressione che tutto si giochi e venga determinato da una reazione «di pancia» o di simpatia. È vero che c'è poco tempo per vagliare le impressioni e dar loro corpo, ma la competenza professionale di un giudice serve proprio a mettere a fuoco questo tipo di abilità. Molto spesso il trio dei giudici di X Factor dà la netta sensazione di decidere senza motivare adeguatamente, che è poi ciò che distingue la critica generica dall'esercizio del senso critico. Nella prima puntata della stagione, un ragazzo che chiedeva spiegazioni per la sua bocciatura si è sentito in pratica rispondere «perché sì», come si usava nelle famiglie di un tempo lontano o in certi collegi svizzeri per evitare discussioni e difendere «a prescindere» la propria autorevolezza. È un peccato, perché i momenti migliori di queste selezioni sono proprio quelli in cui la giuria riesce a farci capire attraverso quali processi critici si arriva a formulare un giudizio positivo o negativo. È di questo che abbiamo bisogno per avvicinarci finalmente al grande mistero dei Verdetti, ed è seguendo questa via che X Factor potrebbe diventare davvero una grande scuola.