In genere il presidente degli Stati Uniti suscita commozione, chiama a raccolta i sentimenti della dignità e anche del rispetto umano e della pena, ma per tradizione non piange. Joe Biden è un uomo fragile.
Sia gli americani che i talebani hanno ieri lasciato trapelare un trepidante allarme per i piani terroristici dell'ISIS-K, una rete dello Stato islamico che progetterebbe un attentato all'aeroporto di Kabul
Nel 1973 l'ambasciata italiana a Santiago del Cile aprì i cancelli ai rifugiati durante il colpo di Stato di Pinochet. Oggi le ambasciate (peraltro vuote) a Kabul sono assediate da un popolo terrorizzato.
La Cina sta entrando in Afghanistan a vele spiegate. Vele di seta, naturalmente. La ritirata o, meglio, la rotta di Joe Biden si trasforma in una catastrofe.
E se avessimo mantenuto un contingente militare in Libia, invece di mandare a morire 54 dei nostri in Afghanistan?
Sei mesi sono passati, la luna di miele è finita e Mario Draghi supera a pieni voti persino l'esame dell'arcigno Financial Times, secondo cui l'Italia è un modello europeo e il nostro Primo ministro dovrebbe restare al suo posto fino al 2023.
"Ma non impareranno mai?" diceva una vecchia canzone della contestazione americana degli anni Sessanta, riferendosi agli errori della classe dirigente? Era una canzone di sinistra e aveva la sua ragion d'essere: ma quando imparerete?
Con calma e scandendo le sillabe Mario Draghi ha trasmesso un messaggio che ha avuto un effetto enorme sulla situazione sanitaria, ma più che altro su quella politica.
Essendosi legati nello stesso sacco con il gatto morto dei Cinque Stelle, i piddini di Enrico Letta spendono tutti i loro sforzi comunicativi per far credere che loro sono i buoni che vogliono difendere le minoranze dall'odio.
L'idea di mettere per iscritto e poi applicare una legge contro l'odio, essendo per questo piuttosto odiosa, richiama alla mente una gloriosa vignetta di Altan