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Enzo Vecciarelli: “Tenere le organizzazioni criminali lontane dalla guerra ibrida”

Aerei, supermercati, banche del sangue: è la nuova minaccia con cui dobbiamo fare i conti. L’obbiettivo è far perdere fiducia, creare il dubbio della gente

"Con gli account fasulli messaggi subito virali. Ecco perché servono"

Il generale Enzo Vecciarelli è stato Capo di Stato maggiore della Difesa. Oggi, nel pieno della nuova guerra ibrida, è nuovamente in prima linea come presidente esecutivo della società privata di cybersicurezza Deas, fondata da Stefania Ranzato, dove guida un team con gli hacker più preparati.Generale, le infrastrutture civili sono sotto attacco.

La stessa premier Meloni ha ammesso parecchia preoccupazione.

«La preoccupazione c’è e la complessità di questi attacchi è tale che non dobbiamo abbassare la guardia. Le spese per la cybersecurity devono essere considerate al pari di quelle della sicurezza nazionale».

Sulle minacce ai voli indagano anche la Procura Antimafia e Antiterrorismo.

«Ed è bene che sia così. È fondamentale vigilare perché le organizzazioni criminali non finanzino i gruppi informatici parastatali per alimentare il nuovo terrore».

Finora gli attacchi informatici hanno puntato a intasare siti istituzionali o a bloccarli per qualche ora. Ma negli ultimi giorni c’è stata un’escalation enorme.

«Aerei, supermercati, banche del sangue: è la nuova minaccia con cui dobbiamo fare i conti. L’obbiettivo è far perdere fiducia, creare il dubbio della gente.Quindi dobbiamo proteggere la libertà, l’autonomia di pensiero».

Crede ci sia una regia coordinata dietro alle mail di minaccia e ai blitz informatici? È azzardato ipotizzare una matrice russa?

«Se la catena del freddo viene compromessa in Europa e non nell’Europa dell’Est, qualche ipotesi si deve fare. Capiamo chi è dietro a un attacco non dalla firma che mette alla mail di minacce ma dal modo in cui opera».

L’AI sta amplificando all’ennesima potenza il pericolo degli attacchi, diramandoli su larga scala con una facilità incontrollabile.

«L’AI è una minaccia perché accelera un attacco. Ma è anche un’enorme opportunità di difesa. Ci aiuta a potenziare le nostre protezioni e a trovare le vulnerabilità di chi ci vuole creare danni».

L’allerta contro gli attacchi era già alta in queste settimane, eppure “non li abbiamo visti arrivare“. Come è stato possibile?

«Non siamo impreparati ma siamo di fronte a sfide complesse e nuove. La cy-bersicurezza deve essere strategica e ca- pillare. Solo così possiamo rafforzare la resilienza operativa».

Stiamo usando parole da guerra ibrida.

«Ne parlano anche i ministri Crosetto e Tajani e altri leader mondiali. Questo stiamo vivendo. Per questo servono veri e propri reparti di disaster recovery, sono necessarie simulazioni di attacchi, protocolli di prevenzione».

Chi c’è nell’esercito che ci difende?

«Ragazzi tra i 20 e i 30 anni, bravissimi professionisti. Credo molto in loro così come credevo nei ragazzi in Accademia militare. Anche gli hacker etici con cui lavoro ora hanno la stessa voglia di pro- teggere in nostro Paese. Sono impegnati 24 ore su 24 per mitigare i rischi di attac- chi, sono un vanto per l’Italia».

Bastano il sistema Nis2 a proteggere le aziende e il sistema Dora a proteggere il settore finanziario?

«Sono ottime armi. Ma dobbiamo avere più consapevolezza dei pericoli, una visione più aggiornata delle vulnerabilità da proteggere. Dobbiamo saper gestire gli accessi privilegiati ai sistemi, segmentare le reti, anticipare le minacce. L’informatica ci ha consentito di affacciarci al mondo ma ha anche aperto le porte a chi ci vuole fare del male».

Qual è il punto più debole?

«Le piccole e medie imprese sono le più esposte agli attacchi. Noi di Deas siamo al servizio del Paese: finora abbiamo pre- stato attenzione alla pubblica ammini- strazione, ora vogliamo offrire soluzioni anche a loro».

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